In data 16 agosto 2026, una collaboratrice dell’Osservatorio Permanente Ambiente e Territorio (OPAT), nel corso di un’attività di vigilanza sul territorio, ha rinvenuto all’interno dell’Oasi ZSC Scolacium, nel comune di Squillace, un contenitore di natura plastica, occultato tra l’apparato radicale di un esemplare arboreo abbattuto.
Il recipiente, apparentemente inoffensivo e contenente un liquido che a un primo esame visivo poteva sembrare acqua, è stato successivamente identificato come portatore di una sostanza altamente infiammabile, caratterizzata da un odore intenso e inconfondibile, compatibile con carburante o solvente.
La circostanza del rinvenimento – avvenuto all’indomani del giorno di Ferragosto, storicamente contraddistinto da un elevato rischio di incendi boschivi – nonché le modalità di occultamento, hanno immediatamente fatto ipotizzare un intento doloso preordinato, verosimilmente riconducibile all’azione di soggetti che, agendo su commissione, avevano preventivamente collocato il materiale incendiario al fine di appiccare il fuoco in un momento successivo, scelto per garantirsi l’impunità.
La tempestiva e determinata reazione della volontaria – che ha prontamente allertato i referenti dell’OPAT e, in via precauzionale, ha rimosso il contenitore dal sito, neutralizzando così la minaccia – ha scongiurato un evento potenzialmente catastrofico. Si rappresenta, difatti, che l’esposizione del liquido a qualsivoglia fonte di calore avrebbe determinato un innesto di fiamme dalle conseguenze devastanti per l’intero ecosistema locale, con irreparabile pregiudizio per la flora, la fauna e il patrimonio paesaggistico e storico-culturale dell’area protetta.
L’OPAT richiama l’attenzione sul fatto che l’Oasi Scolacium, già oggetto di numerose criticità, si trova attualmente al centro di una complessa e preoccupante situazione. Si richiamano, al riguardo, i recenti episodi di tagli illeciti di arbusti, il sequestro di un cantiere forestale disposto dall’Arma dei Carabinieri, nonché le controversie relative alla recinzione di un uliveto confinante con la pineta, avvenuta mediante l’installazione di una fitta e prolungata rete metallica.
Tali vicende, lette in un quadro unitario, alimentano fondate inquietudini circa l’esistenza di disegni criminosi finalizzati al degrado e alla compromissione dell’area, in aperta violazione della normativa comunitaria e nazionale in materia di conservazione degli habitat naturali.
Alla luce del nuovo, grave episodio, l’Osservatorio esprime profonda preoccupazione e interroga le autorità preposte sulla reale portata del fenomeno, chiedendo che vengano attivate tutte le misure investigative e di prevenzione necessarie a identificare i responsabili e a scongiurare eventuali reiterazioni.
L’OPAT intende, infine, esprimere il più sentito e formale ringraziamento alla propria collaboratrice per il coraggio, la prontezza e la sensibilità dimostrati, nonché a tutti i cittadini che, quotidianamente, con spirito civico e responsabilità, contribuiscono all’opera di sorveglianza, tutela e salvaguardia del patrimonio naturale. L’auspicio è che tale episodio possa costituire un ulteriore monito affinché le istituzioni competenti intensifichino le attività di controllo e di repressione dei reati contro l’ambiente, garantendo la piena e integrale protezione di un bene comune di inestimabile valore.
