Ritrovati in Inghilterra due scheletri che ricordano i celebri guerrieri del castello di Squillace

Due scheletri ritrovati mano nella mano. E’ accaduto nei giorni scorsi nella contea inglese del Leicestershire. Gli scheletri, che risalirebbero a circa 700 anni fa, sono stati ritrovati nella misteriosa cappella di St. Morrell, ad Hallaton. La ”coppia” ricorda ritrovamenti analoghi, come i celebri guerrieri, risalenti al 1200, rinvenuti nel castello di Squillace, nel corso della campagna di scavi archeologici del 1994. Per oltre 14 anni si è creduto che i due scheletri squillacesi fossero quelli di due innamorati. Per anni, migliaia di persone hanno visitato il luogo del ritrovamento, anche se, da subito, i resti erano stati prelevati dalla Soprintendenza archeologica per esaminarli. Successivamente sono stati ricomposti dal raffinato e geniale antropologo romano Gaspare Baggieri, esperto del Ministero dei Beni culturali. La “Sala dei guerrieri”, dunque, è diventata la maggiore attrazione del castello normanno di Squillace. I due interessanti reperti sono stati collocati nella dimensione militare dello scontro svevo-angioino o angioino-aragonese, che ebbe come epicentro anche Squillace nella seconda metà del 1200: due guerrieri, probabilmente legati da vincoli di sangue ( forse per questo i resti sono stati rinvenuti mano nella mano ), caduti nel corso di un violento scontro.  Ai fini dell’identificazione dei personaggi dei due scheletri c’è anche un interessante documento del 21 aprile 1271, in cui si fa riferimento ai fratelli Ermanno scheletri inglesie Cataguerra che sarebbero stati trasferiti dal maestro giustiziere nel castello di Squillace nelle mani dei feudatari angioini, a cui avrebbero tentato di sottrarsi e sarebbero stati perciò uccisi. Molte sono le analogie del ritrovamento avvenuto nel Leicestershire con quello di Squillace: il nuovo caso impone un nuovo approfondito studio su quelli squillacesi, per verificare se le ipotesi finora formulate restano ancora valide. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli studiosi che se ne sono occupati (oltre a Baggeri, gli archeologi Chiara Raimondo e Alfredo Ruga) e la stessa Soprintendenza archeologica.

Salvatore Taverniti 

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