La località Bellomena potrebbe nascondere un avamposto strategico normanno-svevo

Un avamposto strategico normanno-svevo. È quello che emergerebbe nella parte sud del borgo di Squillace, scoperto fortuitamente in seguito ad un incendio nella zona.
Lo studioso locale Guido Rhodio, ex sindaco ed già presidente della Regione, ha scritto alla Soprintendenza archeologica della Calabria, oltre che al sindaco, ai carabinieri, alla polizia locale e alla presidente dell’Istituto Cassiodoro, per segnalare che nella località denominata Bellomena, appartenente probabilmente in parte alla proprietà comunale e in parte a proprietari imprecisati, sono stati scoperti fortuitamente dei muri, manufatti di immobili antichi e un’icona, con il rinvenimento, nelle immediate adiacenze, di due monete di epoca normanno-sveva, custodite responsabilmente dal giovane squillacese Gabriele Mauro, appassionato di storia locale, che le ha messe a disposizione della stessa Soprintendenza.
Per alcuni studiosi il toponimo Bellomena deriva dal greco e significa “cose gettate, scagliate”, a significare che da quella zona, dove un tempo vi erano delle mura di cinta, venivano scagliate le frecce o altri oggetti per respingere attacchi esterni alla città; secondo altri, sarebbe una forma dialettale per “valle amena”, visto che da quel posto si domina l’intera valle sottostante Squillace.
Rhodio fa sapere che «l’esplorazione più diligente e minuziosa dei giovani della Pro loco e degli  appassionati ricercatori hanno completato il risultato, che si delinea assai interessante per la storia di un periodo cruciale del protagonismo politico e sociale che interessò la Squillace altomedioevale, con figure di grande rilievo come le regine di Sicilia Adelasia e Costanza, e i re Guglielmo II il Buono e Manfredi di Svevia, che legano indissolubilmente  il loro nome alle nostre  vicende più significative.
Da alcuni di questi giovani ho appreso notizie che mi sembrano molto preziose per l’indagine e lo studio che dovrà essere proseguito dagli addetti ai  lavori, tra cui gli esperti della Soprintendenza e i professionisti abilitati». Per Rhodio, inoltre, se i muri e l’antica icona emersi  si dovessero attribuire ad edifici religiosi, probabilmente potrebbero richiamare gli storici edifici di San Giovanni Battista, tra i primissimi sorti in Calabria. L’ex sindaco, dunque, sollecita uno studio appropriato e uno scavo archeologico, almeno esplorativo,  per verificare l’esistenza di tombe o altro.
Salvatore Taverniti (Gazzetta del Sud, 12 nov 2021)

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