Due giornate, 3 e 4 settembre, tra Squillace e Stalettì hanno ospitato il convegno “L’Archeologia Cristiana in Calabria: ricerche e scoperte dal Paolo Orsi .
Un importante convegno dedicato alle scoperte dell’archeologia cristiana in Calabria, ripercorrendo la strada che va dalle storiche intuizioni di Paolo Orsi agli inizi del 1900, fino ad arrivare agli studi di oggi.
Le due giornate sono state 0rganizzate dall’Istituto Cassiodoro e dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, guidate dal professor Domenico Benoci e dalla storica dell’arte Ilaria Pagan e del filosofo Carmelo Pandolfi. L’evento ha visto la presenza di esperti arrivati non solo da tutta la regione, ma anche dal resto d’Italia e dall’estero.
Il messaggio più affascinante emerso dal confronto è che l’archeologia non è più vista come lo studio di vecchi reperti e pietre, ma come una bussola per capire la nostra società di oggi.
Non bisogna rimanere chiusi nel proprio settore ma gli studiosi devono unire le forze mescolando materie completamente diverse. I relatori hanno parlato di come la storia antica si intrecci con l’antropologia, la teologia, la musica, le scienze esatte e persino con le strategie per far rinascere l’economia delle nostre aree interne. In poche parole, hanno cercato di ricostruire a tutto tondo come la gente viveva la propria quotidianità e la spiritualità.
Durante l’incontro c’è stato anche un momento emozionante per ricordare persone che hanno dato tantissimo alla cultura calabrese, come l’ex presidente della Regione Calabria e fondatore dell’Istituto di studi su Cassiodoro Guido Rhodio e l’archeologo Ermanno Arslan primo archeologo sulle rovine di Scolacium.
Tanti e meritati sono stati i ringraziamenti per chi lavora sul territorio: dai sindaci di Squillace e Stalettì, al vescovo Claudio Maniago, fino agli esperti della Soprintendenza come Stefania Argenti e Alfredo Ruga, ogni giorno impegnati a proteggere l’ enorme patrimonio archeologico.
A tirare le conclusioni è stato il professor Benoci, con un appello chiarissimo: isolarsi fa male, l’unico modo per andare avanti è fare rete. Solo se i Comuni, la Chiesa, lo Stato, le associazioni e i cittadini iniziano a collaborare e a dialogare per davvero, si riuscirà a valorizzare una ricchezza storica che può essere la vera chiave per il futuro della Calabria.
