Ancora bombe a Copanello ai danni dell’azienda Guglielmo. Due anni fa erano stati bruciati due tir

La malavita alza il tiro ed alza il potenziale delle bombe. L’esplosione a Copanello Lido, nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 giugno, precisamente alle ore 1,25, infatti, è stata avvertita anche dal centro storico di Squillace.
La potenza esplosiva dell’ordigno utilizzato è stata più elevata di quella che provocò l’incendio, due anni fa, di due tir parcheggiati all’interno dell’azienda “Guglielmo Caffè”, a Copanello causando danni per 300 mila euro. Erano circa le ore 21 del 30 agosto 2012: sia il direttore commerciale della società, Daniele Rossi, che alcuni dipendenti si trovavano ancora al lavoro negli uffici e avevano udito due distinti scoppi provenire dall’esterno.
I due mezzi pesanti, poi andati distrutti dalle fiamme, erano preposti al trasporto delle confezioni di caffè prodotto dalla fabbrica di Copanello.
Dopo qualche giorno dall’intimidazione, gli operai dell’azienda “Guglielmo” decisero di provvedere loro stessi alla vigilanza dello stabilimento, con  ronde di 24 ore su 24 e modificando i loro turni di lavoro, in modo da garantire anche la produzione. L’anno prima, nel 2011, la stessa azienda di torrefazione del caffè e il villaggio turistico della stessa proprietà erano stati fatti oggetto di un avvertimento: qualcuno aveva lasciato del liquido infiammabile e alcuni proiettili davanti alle due strutture.
La nuova grave intimidazione ai danni del ristorante “Guglielmo” giunge nell’imminenza dell’apertura della stagione turistica, causando notevole preoccupazione negli operatori e nei villeggianti.
Bomba-guglielmo2Un brutto colpo inferto all’economia locale, già  compromessa dalla crisi generale. Proprietà e maestranze della società presa di mira hanno bisogno del sostegno e dell’incoraggiamento della società civile e delle istituzioni a non fermarsi e ad andare avanti per riportare alla normalità una delle strutture più rinomate del golfo di Squillace.
Su Twitter, Daniele Rossi lancia un messaggio forte e chiaro: «Bastardi, da noi non avrete nulla» e «La migliore risposta al vile atto: i turisti mangiano tranquillamente.
Grazie ai collaboratori per la notte di lavoro». Di recente, lo stesso Rossi, anche nella sua veste di presidente di Confindustria Catanzaro, ha pubblicamente lanciato un accorato appello ai giovani calabresi: «Perché in Calabria non scoppia una rivolta sociale? I giovani devono essere liberi di scegliere il proprio futuro, non devono essere gli altri a scegliere per loro.
Ribelliamoci in modo democratico, ma ribelliamoci. Non facciamoci più abbindolare da promesse scellerate. La Calabria ha bisogno di una vera rivoluzione nei contenuti e nei metodi dell’agire politico». Se c’è una relazione tra queste parole e l’ultima intimidazione lo stabilirà la magistratura.
Intanto, perché dalla politica e dalla società civile non è giunto il sostegno e la condivisione dell’appello di Rossi con la stessa tempestività con cui è stata espressa la solidarietà in seguito all’intimidazione?

(Salvatore Taverniti, da “Gazzetta del Sud” del 15 giugno 2014)
Le foto sono tratte da ” Il lametino.it “

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