Usi civici , Muccari scrive al sindaco di Borgia

Avviata a Squillace l’operazione tesa al riordino del territorio con una serie di interventi che comprendono anche la mappatura di diverse zone che, pur essendo collocate nel territorio di altri comuni, fanno parte della proprietà del Comune di Squillace. La mappatura e il riordino della proprietà comunale, peraltro, costituisce un atto propedeutico alla realizzazione del piano strutturale comunale.
Parte da questo presupposto la comunicazione che ieri il sindaco  di Squillace Pasquale Muccari ha inviato alla sindaca di Borgia Elisabeth Sacco.
«Questa amministrazione comunale – scrive il primo cittadino squillacese – ha in atti prove documentali che nel territorio del Comune di Borgia insistono aree di proprietà della città di Squillace ai sensi del decreto del commissario del re, Angelo Masci, datato 23 marzo 1811». Muccari, in particolare, fa una raccomandazione alla Sacco.
«Il suo responsabile tecnico – puntualizza – non rilasci certificati di destinazione urbanistica sulle aree gravate da usi civici attribuite a questa amministrazione dal decreto Masci».
Risulta agli atti, inoltre, che il sindaco squillacese Guido Rhodio, già nel quinquennio della sua consiliatura (1970-75), aveva comunicato agli uffici del vicino Comune di Borgia le problematiche riguardanti il decreto Masci.
Muccari preannuncia che sarà sua cura «dare impulso agli adempimenti necessari e consequenziali per concretizzare i diritti acquisiti dai miei concittadini».
Il riordino del territorio punta soprattutto al consolidamento del bilancio comunale. Si registrano già delle entrate di circa 30 mila euro, in carico all’organo straordinario di liquidazione che si sta occupando del dissesto finanziario e delle pendenze attive e passive del Comune di Squillace al 31 dicembre 2013. Con la nuova operazione, rispolverato il decreto del 1811, Muccari prevede entrate tra i 300 e i 500 mila euro.
In pratica, saranno censiti e mappati i terreni di proprietà comunale collocati sul territorio dei comuni viciniori, che dovranno, quindi, essere affrancati da coloro che li hanno in uso, secondo le procedure previste dalla legge, attraverso un perito che sarà nominato dalla Regione.
Salvatore Taverniti (Gazzetta del Sud)

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