San Giovanni in Fonte: a Padula il Battistero citato da Cassiodoro

 Secondo la leggenda la Notte Santa le acque si rigonfiavano durante il rito. Il monumento ridotto ad un rudere è stato recuperato negli anni Ottanta

di GERARDO PECCI

 

Il battesimo è il rito cristiano che, dopo il peccato di Adamo ed Eva, consacra la definitiva pace tra l’uomo e Dio e lo introduce nella casa del Padre. Fin dai primi secoli del cristianesimo l’Italia si è riempita di costruzioni sacre adibite proprio a questo iniziale rito. In provincia di Salerno, a Padula, vi è il complesso monumentale di S. Giovanni in Fonte. Si trova quasi al confine della vicina Sala Consilina, in località Marcellianum, dove il 14 settembre vi si svolgeva una fiera in onore di S. Cipriano. Marcellianum era anche un punto strategico di comunicazione tra il nord e il sud della Campania, un nodo viario d’intersezione dell’arteria romana della Reggio-Capua con la via che si dirama verso Grumentum e la Val d’Agri.
Proprio per queste sue caratteristiche era anche uno snodo strategico, che univa i traffici commerciali provenienti dalla Basilicata, dalla Puglia e dalla Campania. Non a caso la fiera di S. Cipriano rappresentava un momento di scambio di prodotti tipici di ciascuna regione, oltre che dei tessuti e del bestiame. Nel VI secolo d.C., lo scrittore latino Cassiodoro ci ricorda che nella notte santa, di Pasqua o dell’Epifania, (non siamo in grado di affermarlo con precisione perché non è specificato), i battezzandi ricevevano il battesimo e le acque lustrali della vasca del fonte battesimale, con sette gradini, miracolosamente si rigonfiavano al momento del rito, fino a sommergere gli stessi gradini. Le acque al termine della formula, pronunciata dal sacerdote officiante, altrettanto miracolosamente ritornavano al proprio posto. Si tratta, caso unico al mondo, di un battistero che sfruttava una viva sorgente d’acqua, sulla quale era stato costruito il fonte battesimale. Proprio questa particolarità impressionò Cassiodoro che paragonò la sorgente di S. Giovanni in Fonte allo stesso fiume Giordano, dove Gesù ricevette il battesimo per mano di S. Giovanni Battista.
All’epoca il battesimo avveniva per immersione e i catecumeni erano anche giovani adolescenti o persone adulte che si avvicinavano alla religione cristiana. Il sito battesimale di S. Giovanni in Fonte sicuramente era presente già nel V secolo d.C., ai tempi dell’evangelizzazione della Campania «ad opera di san Paolino e di san Prisco», come ci informa lo storico dell’arte Antonio Braca. Successivamente, in epoca normanna, il Battistero di S. Giovanni in Fonte fu concesso ai cavalieri Templari da re Ruggero II. Nel 1308, nel Regno di Napoli, con la soppressione dell’ordine cavalleresco dei Templari, il sito cristiano fu inglobato nel demanio del re.
Alla fine del XV secolo i documenti relativi a chiese e luoghi religiosi non citano più il complesso tra i luoghi di culto cristiani. Le carte tacciono. Soltanto nel 1958 il professor Vittorio Bracco scrisse di Marcellianum e del suo antico battistero, ripescando dall’oblio del tempo e della memoria questo antico luogo di culto cristiano. Tra il 1985 e il 1987, un recupero architettonico conservativo ha riportato nuovamente alla lu. ce questo importante monumento, che si era ridotto a poco più che un rudere. Fondamentalmente, dal punto di vista architettonico, S. Giovanni in Fonte si presenta come una struttura impostata su un corpo centrale quadrato, con mura che presentavano archi a tutto sesto e con un’originaria cupola, poi crollata a causa del successivo abbandono del sito, in epoca imprecisata.
Al centro verosimilmente era posta la vasca battesimale, con la sorgente d’acqua, circondata da diversi ambienti. Nei pennacchi di raccordo con la cupola, appartenenti all’ambiente a pianta quadrata, vi erano dei frammenti di affresco, poi staccati e portati nella vicina Certosa di Padula, con quattro volti maschili. Lo studioso Braca ci dice che essi sono stati associati alle figuredei quattro evangelisti, ma senza alcuna certezza sulla loro precisa identificazione iconografica. Sono dipinti riconducibili a un anonimo pittore operante nel VI secolo d.C., ispirati da modelli artistici del tardo impero e agli avori del VI e del VII secolo.

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