Processo di beatificazione per suora Maria Giuseppa dei Sacri Cuori,fondatrice del monastero delle Perpetue adoratrici

Un nuovo importante avvenimento di carattere religioso si profila per Squillace e per la comunità diocesana. Si è recentemente conclusa, a Roma, la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di suora Maria Giuseppa dei Sacri Cuori, al secolo Maria Anna Cherubini, nata a Ischia di Castro (Viterbo), la quale fondò a Squillace, guidandolo per diversi anni, lo sfortunato monastero delle “Perpetue Adoratrici del SS. Sacramento”. Suor Maria Giuseppa, quindi, è ormai in cammino verso gli altari.
L’opera di questa contemplativa segna un momento forte nella religiosità di Squillace, tanto che l’esigenza di riprodurla ha portato, ai giorni nostri, l’attuale arcivescovo metropolita mons. Vincenzo Bertolone a ricreare, su questa scia generosa, un centro di alta spiritualità: il monastero Vivarium delle Carmelitane dello Spirito Santo, intitolato a S. Teresina del Bambino Gesù. Madre Maria Giuseppa, dopo Roma e Napoli, organizzò la fondazione del monastero squillacese che venne inaugurato il 24 ottobre 1836. L’aveva voluto monsignor Andrea Rispoli, vescovo di Squillace. Madre Maria Giuseppa scelse  nove suore e tre serve di Maria.
Il monastero di Squillace fu intitolato ai santi Michele e Agazio. In attesa di nuovi e appositi locali nell’ex monastero di Santa Chiara, nelle adiacenze di piazza Vescovado, il presule Rispoli, dopo aver spostato il Seminario nell’edificio di San Domenico, sistemò le “Adoratrici perpetue”, che erano di stretta clausura, nei locali lasciati liberi dal Seminario, esattamente dove ora è stato sistemato il monastero delle Carmelitane dall’arcivescovo Bertolone. Il coro, con la grata di legno, che gli anziani ricordano, era sistemato sopra l’attuale cappella della Dormizione, da dove le monache celebravano l’ufficio divino nelle diverse ore e anche l’adorazione notturna, di fronte alla vecchia cappella del Sacramento che si trovava, prima dell’ampliamento, sulle attuali scale. Da qui, come documenta il processo di canonizzazione esistente in Vaticano,  madre Maria Giuseppa manifestava molte estasi e soprattutto aveva molte visioni e colloqui con anime di morti, tra cui un colloquio notturno e frequente con l’anima di un vescovo di Squillace, sepolto in cattedrale, identificato in mons. Francesco Saverio Queralt Aragona (1748-1762), anch’egli morto in concetto di santità.
Il monastero di Squillace ebbe una fioritura crescente, tanto che annoverò molte novizie espressione di Squillace e Diocesi, ma la morte improvvisa del vescovo fondatore mons. Rispoli, e la lontananza che madre Maria Giuseppa era stata costretta a subire da Squillace, proprio pochi mesi prima della morte di Rispoli, recandosi a Napoli e poi a Roma, per mettere ordine ai due importanti monasteri da lei fondati insieme con madre M. Maddalena dell’Incarnazione, acuirono le incomprensioni che scaturivano dal trasferimento dal Seminario lontano dalla cattedrale e dalla convivenza difficile con le liturgie giornaliere che in cattedrale faceva il “Capitolo dei canonici”.
Sposate queste difficoltà al vescovo successore di Rispoli, monsignor Pasquini, la Serva di Dio, che viveva momenti difficilissimi nel monastero di Roma, fu costretta, nel 1844, a chiudere la nascente esperienza di Squillace, richiamando le monache a Napoli e a Roma.
La prossima beata tenne, però, continui contatti con Squillace, soprattutto con l’ala che non si rassegnava alla chiusura del monastero, rappresentata principalmente dal canonico protonotario Antonio Gerace, poi decano, che l’assistette spiritualmente negli ultimi periodi e giorni di vita anche a Roma. Madre Maria Giuseppa morì il 4 ottobre 1844.

Salvatore Taverniti

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