Muccari sulla situazione finanziaria del Comune: Non si può fare un secondo piano di riequilibrio

«La gravità della nostra situazione finanziaria è stata affrontata e analizzata nella mia relazione di inizio mandato, la cui veridicità è stata certificata sia dal segretario comunale che dal ragioniere comunale».
Interviene nel dibattito, in corso a Squillace, sulla situazione finanziaria dell’ente, anche il sindaco Pasquale Muccari, il quale, in risposta agli ex amministratori locali, sottolinea che «sia il ragioniere, sia il revisore dei conti hanno relazionato chiaramente sull’impossibilità di operare il risanamento finanziario per via ordinaria, invitando il consiglio comunale ad attivare la procedura di dissesto».
Muccari si dice convinto che, contrariamente a quanto consigliato dai suoi predecessori, non si possa seguire la strada di un secondo piano di riequilibrio, perché mancano le risorse per la copertura finanziaria; e che la gravità della situazione deriva anche dall’ingente mole di debiti sopraggiunti che rendono impossibile il pareggio di bilancio per il 2014. Si va, dunque, verso la dichiarazione di dissesto finanziario a Squillace.
«Noi – spiega Muccari – siamo falliti per i debiti illegittimamente prodotti senza copertura finanziaria: sono state ordinate prestazioni di servizio per 1.400.000 euro e alcune ditte hanno lavorato senza garanzie». Riguardo l’apertura della piscina provinciale, «ci siamo rifiutati, proprio a causa delle ristrettezze economiche, di fornire gratuitamente 30 mila euro l’anno di acqua», e sul mantenimento dell’ufficio del giudice di pace «non si potevano sopportare 250 mila euro di costi; anche se, dal 3 marzo scorso (data della circolare ministeriale di indirizzo sul mantenimento dell’ufficio) fino al nostro insediamento, gli amministratori precedenti non si sono mossi».
Sulla questione relativa all’aumento dei tributi, Muccari sostiene che «quello dell’acqua si è deciso il 4 novembre 2013 per pagare i debiti da loro prodotti e quello della tariffa dei rifiuti è dovuto esclusivamente al raddoppio di quella regionale».

Salvatore Taverniti

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