Cassiodoro “Un maestro da riscoprire”

Cassiodoro raffigurato in un codice miniato dell’VIII secolo (Bambergensis Patr. 61)

I salmi come tappe del viaggio dell’anima verso casa nei «Commenti» di Cassiodoro

07 luglio 2020

Pubblichiamo stralci tratti dalla prefazione a «È il Signore! — Commento ai salmi — vi» , volume che completa la traduzione in italiano del «Commento ai Salmi» di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, con introduzione, traduzione e note di monsignor Antonio Cantisani (Milano, Jaca Book, 2020, pagine 875, euro 40).

L’introduzione a questo volume di monsignor Antonio Cantisani che, per il Commento ai Salmi di Cassiodoro, con diligente costante scadenza ha curato i cinque precedenti con traduzione e note, inquadra il motivo della scelta dei Salmi rispetto ai precisi motivi finora seguiti.
Premessa utile per accingersi alla lettura con libertà maggiore rispetto a un motivo dominante, ma per altri aspetti più vincolante, perché ad entrare nel vivo della mens di Cassiodoro occorre avere sempre ben presenti tutte le questioni che lo interessano, dalla lingua al confronto con Agostino, dallo stile alla quadripartita divisione interna dell’Expositio, dal vasto scibile scientifico al possesso della retorica, e così essere aiutati a comprenderne originalità e limiti.

Ancor più determinanti sono le coordinate del costrutto teologico entro cui costantemente si muove Cassiodoro: la cristologia e l’ecclesiologia con la grazia, preveniente e attuale-attualizzante che l’accompagna, in maturazione orante nel pellegrinaggio verso la Patria, di cui i Salmi sono gli inni di marcia e di sostegno nelle esperienze del percorso umano, che a tappe incede lento, faticoso, spesso incerto con le opacità intermittenti dell’esistere.

 A chi, dunque, con questo ultimo testo si avvicina per la prima volta a Cassiodoro, come insigne maestro della lectio divina, è oltremodo vantaggioso rifarsi e disporre delle Prefazioni, di autori e sensibilità diverse e a tutte le Introduzioni del curatore nei volumi precedenti, come pure di avere ben presenti l’Indice delle figure retoriche.
L’operazione, editorialmente non contemplata per il motivo che ogni volume vive “da sé”, si rende però necessaria per cogliere, nella fondamentale intelaiatura dell’insieme, peculiarità non omologabili. In che cosa allora questo sesto volume sul Commento ai Salmi può indicare, se non vere e proprie novità, alcune note su cui soffermarsi?
La prima riguarda il completamento del Commento: esaminando i Salmi prima studiati — quasi due terzi dell’intero salterio — ne mancava ancora poco più dell’ultimo terzo: oggetto ora del presente volume. Un gran lavoro, finora, un traguardo ambizioso. 

I numeri, in questi casi, non sono aridi elenchi di confronti, ma indicatori di una impresa culturale ed editoriale, degni in analogia speciale — si direbbe — dell’alacre e deciso modo di lavorare di Cassiodoro.
Se, cioè, la traduzione e le note ai Salmi, hanno richiesto oltre un lustro di tempo, non è difficile supporre ed immaginare quanto abbia significato per lui portare a termine un’opera, ai suoi tempi mai prima compiuta. All’interno di queste coordinate numeriche e temporali che aiutano, in qualche modo, ad accostarci al fervore del Nostro, molto lontano nel tempo — ma che sentiamo palpitare nel commento che ci coinvolge —, con attenzione ad alcuni passaggi si può dire che tra il presente volume e i precedenti c’è una certa discontinuità? A confronto dei prericordati principi selettivi di partenza, sembrerebbe di sì.
Ma con liaison interne al testo sacro, un legame organico lo si può trovare, avendo sempre presente la lettura teologica di fondo che muove Cassiodoro. In ogni salmo emerge il limite dell’uomo, quale che siano le forme in cui compare: mali fisici e sofferenze mortali, minacce e paure interne ed esterne, coscienza del peccato e dei mali autoprocuratisi, come singoli e come comunità.
Contestualmente, proprio tale limite — assunto come lineare confine entro cui non sentirsi segregati come in un campo di concentramento, o dietro le sbarre di una prigione, quasi impotente e sfiduciato fino a temere della propria sopravvivenza — fa volgere lo sguardo indietro per ripercorrere la fedeltà all’Alleanza, ricordare i benefici straordinari, narrati dai padri, guardare fiduciosi in alto al Dio della salvezza, potente, roccia, rupe.
Da qui il canto di gratitudine, la ripresa della speranza, la gioia del ritorno dall’esilio delle terre di deportazione e da quello indotto da sé stessi. (…)

Il completamento della traduzione dell’Expositio (e dei Salmi) permette ora di sottolineare alcune peculiarità, che rappresentano indubbiamente motivi di merito unici per l’impegnativo lavoro portato avanti da monsignor Cantisani con puntuale scadenza.
Anzitutto, aver permesso al lettore di lingua italiana — quale che sia il suo rapporto con i libri (accademico, di ricerca, di alimento culturale o spirituale) — di potersi accostare finalmente all’opera cassiodorea per la prima volta in modo completo, fatti salvi i gusti e le preferenze per la scelta di uno o più titoli o testi.
Considerato che il latino di Cassiodoro, infatti, è facile, come altri di scrittori ecclesiastici dei primi secoli e/o della Tarda-antichità, la traduzione dell’Expositio in italiano va così ad affiancarsi all’unica finora disponibile solo in inglese edita.
È ipotesi, pertanto, peregrina pensare che, come altre volte avvenuto in casi simili, ad interessati editori, fidandosi delle traduzioni italiana o inglese, baleni l’idea di diffonderne l’opera in altre lingue più diffuse?
L’opera di Cassiodoro sarebbe così immessa a disposizione in un circuito più vasto e con indubbia più vasta conoscenza dell’autore. Una traduzione plurilingue colma sempre la distanza fra cultori e addetti al mondo della cultura, e nel nostro caso, non ultimo, per la storia dell’esegesi.
Al lettore, che voglia entrare in tutta la complessità dell’Expositio, per il corredo culturale che sottende resta, tuttavia, la necessità di essere accompagnato da analisi specialistiche che ne rendano più “fondata” ma anche più chiarificatrici lettura e studio. È il mondo delle figure retoriche, oggetto di precisi approfondimenti, nei nostri volumi pur sempre segnalate.

Un altro versante di ricerca ad opera completa e da perseguire come chiave illuminante di lettura per comprendere meglio la familiarità di Cassiodoro con le Sacre Scritture riguarda una puntuale classificazione delle citazioni dirette e delle allusioni che egli fa nel corso dell’opera.
Il loro raggruppamento per ogni singolo libro dei due Testamenti e, all’interno di ognuno di essi, dei singoli versetti richiamati, aiuterà a scoprire come egli ha commentato la Scrittura con la stessa Scrittura, e come ha usato gli stessi testi e le stesse citazioni in rapporto ad altri contesti, aprendo così la possibilità di scoprire l’uso versatile di un testo in rapporto alla sua applicazione di volta in volta.
Il fatto che, sotto il profilo del microcosmo bibliografico, con l’Expositio ci muoviamo nella vicenda patristica e, in questa, all’interno il fatto che «la Scuola latina dipende prevalentemente dalla metodologia alessandrina, almeno nei suoi più celebri rappresentanti (…) Ambrogio e Agostino», ai quali può aggiungersi Cassiodoro, aiuterebbe ancor più a comprendere la «tendenza allegorizzante» e, quindi il richiamo ad altri testi.
Anche in questo caso c’è da notare quali conferme o quali originalità, egli ha rielaborato nel suo mondo spirituale e intellettuale, aspetto prezioso per la comprensione del personaggio.

Altrettanto rivelativo sarebbe riflettere su come Cassiodoro usa le stesse citazioni per contesti diversi. I confronti con gli Indici delle citazioni bibliche riportati nei singoli volumi permettono infatti di rilevare come vi compaiono quasi tutti i libri biblici.
Che non si tratti di un puro esercizio comparativo, ma di un tassello da aggiungere alla storia dell’esegesi, viene sorretto da altro motivo e di più preciso significato: la ruminatio del testo biblico, esercizio interiore del monaco nella sua quotidiana esperienza di preghiera contemplativa. L’uomo di Dio non può che vivere di ogni parola uscita dalla sua bocca, e farla diventare traditio anche per coloro ai quali l’opus magnum dell’Expositio è rivolto e pensato. In conclusione, un richiamo su come l’eco e l’interesse dei posteri, resta e prova di quanto essa sia stata apprezzata e valorizzata. Sulle vicende dei manoscritti dell’Expositio si è già indagato.
Di quelle a livello bibliografico disponiamo di ricerche, ma ancora forse non molto conosciute, per cui si ritiene utile di seguito riportarle. Si tratta, in pratica, di rendersi conto di quale recezione abbia avuto la tradizione manoscritta all’indomani dell’invenzione della stampa, passando in rassegna anzitutto gli incunaboli.
La British Library, che censisce tutte le edizioni e, per ciascuna edizione degli esemplari conosciuti nel mondo, ne offre i risultati attraverso la banca dati Incunabula Short Title Catalogue. Dopo la descrizione dell’edizione, dato che accomuna tutti gli esemplari (indicati con Holdings), l’Incunabula Short Title Catalogue localizza appunto gli esemplari conosciuti attualmente nei vari paesi del mondo. Lo scorrimento permette di fare un vero giro del mondo dove gli incunaboli dell’Expositio sono  oggi  disponibili.
Il raffronto tra Paesi, dove ne è segnalata l’esistenza in più biblioteche, è una prova di come l’opera cassiodorea ha travalicato i confini entro cui è stata composta e l’esame dei passaggi tendenti a ricostruirne le tappe aprirebbe un’altra ricerca sui percorsi della sua diffusione.
Sono, come si comprende, piste aperte di ricerche faticose, ma di indubbio valore.

Interessante, infine, la presenza dell’Expositio Psalterii, Basilea (Johann Amerbach, 1491) nella Biblioteca del monumento nazionale dell’Abbazia di Grottaferrata, il cenobio italogreco, fondato da san Nilo di Rossano nel 1004, al termine del suo pellegrinaggio terreno alle porte di Roma.
L’amore alla scrittura di due grandi del monachesimo, a partire anche dalla dimestichezza con gli scriptoria, riporta alla fedeltà dei loro discepoli nel corso dei secoli.
Ad opera completata un auspicio finale guarda all’opportunità di procedere alla raccolta di tutti i sei volumi del Commento in cofanetto unico con un sussidio a parte riservato a l’Indice delle figure retoriche — sempre opportunamente ripreso in ognuno dei volumi — e a l’Indice dei nomi, da assemblare in unico testo.

di Francesco Milito
https://www.osservatoreromano.va/it/news/2020-07/un-maestro-da-riscoprire.html

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