Musicista e cameriere: Gabriel Raul Albetel il suo violino incanta il mare di Squillace

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Ormai è noto con il nome di “Tico” ed è ricercato più come musicista che come cameriere. Sì, perché Gabriel Raul Albetel (questo il suo vero nome), a Squillace è giunto attraverso una società romena come cameriere.
Tico ha 21 anni e viene dalla Transilvania, in Romania. Nella sua città, Bistrita, ha studiato al liceo musicale, imparando a suonare il violino, anche se il suo è un dono innato. 
Per mantenersi fa il cameriere, ma al gestore del lido “Porto Rhoca” di Squillace, Domenico Vallone, è bastato poco per capire che Tico ha tutt’altre potenzialità. Ai tavoli sa, sì, servire, è gentile con la clientela e puntuale sul lavoro. Ma durante la giornata si ritaglia un momento tutto suo, in cui diventa il protagonista di spettacoli eccezionali. Perché Tico è un virtuoso del violino.
Ne possiede uno elettrico e, con la sua attrezzatura tecnica, improvvisa autentici momenti di spettacolo sulla spiaggia, che incantano ogni giorno turisti e villeggianti. Ogni volta che aziona la base musicale su cui suona il violino, tutti si fermano ad ascoltare la sua musica. Giovani e anziani interrompono le loro attività balneari per osservare e soprattutto udire l’esibizione di Tico. Anche dagli stabilimenti balneari vicini. tico 1Il suo repertorio spazia dal classico, al commerciale, al jazz, e riesce anche ad arrangiare brani da discoteca, per la gioia dei suoi spettatori. Tico è apprezzato da tutti perché è bravo veramente e il suo datore di lavoro gli lascia ampia libertà. «Lo lascio fare – afferma Domenico Vallone – perché è un ragazzo favoloso e soprattutto un artista di grande valore, che non può fare solo il cameriere nella vita. Lo vedrei bene in un’orchestra o in una band. E’ troppo bravo». Tico ci confessa di essersi innamorato di Squillace e della Calabria, dove vorrebbe rimanere anche in inverno.
«Vorrei costituire un gruppo musicale – dice – e lavorare nel mondo della musica. Nel frattempo mi limito ad allietare le serate musicali del lido dove lavoro». Intanto, più in là notiamo la signora Maria, che Tico chiama “Mica” (cioè, mamma), che in realtà è la madre del gestore della struttura balneare, intenta a riparare con ago e filo il velluto della custodia del violino di Tico.

L’affetto è reciproco e si rivela anche nei piccoli atteggiamenti quotidiani. Anche questi valori e sentimenti contribuiranno a far sentire Tico come uno di famiglia e a trattenerlo a Squillace.

Carmela Commodaro

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