La diocesi di Squillace

L’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace ( Archidioecesis Catacensis-Squillacensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. La diocesi comprende parte della provincia di Catanzaro.
La sede arcivescovile è Catanzaro, dove si trova la cattedrale di santa Maria Assunta e dei santi Pietro e Paolo.
Squillace si trova la concattedrale di santa Maria Assunta. Il territorio è suddiviso in 122 parrocchie.foto diocesi

Sarebbe assai lungo e complesso scrivere tutte le tappe della vita gloriosa della comunità diocesana di Squillace, per cui ci serviamo ed utilizziamo la sintesi curata nel 1975 dal dotto Sacerdote don Domenico Cirillo, Delegato diocesano arcivescovile e Rettore del Seminario di Squillace[1].
La diocesi di Squillace è tra le più antiche della Calabria e del Mezzogiorno italiano, tanto che la sua fondazione è fatta risalire da alcune fonti all’evo apostolico.

Essa è, comunque, storicamente presente nella vita della Chiesa fin dal 465, quando il suo Vescovo Gaudenzio sottoscrisse, nella basilica di S. Maria in Roma, gli atti del Sinodo convocato dal Pontefice Ilario I (461 – 468).

gaudenzio-vescovo

Nel 551, si ha notizia del Vescovo Zaccheo, per aver partecipato al Concilio di Papa Vigilio (537-555), contro Teodoro, Vescovo di Cesarea di Cappadocia e altri Vescovi; il 14 agosto, appose anch’egli la firma ai decreti di scomunica, non curando le ire di Giustiniano dal quale politicamente dipendeva.
Nel 553, lo stesso Zaccheo sottoscrisse, il 14 maggio, a Costantinopoli, il «Costituto dei Tre Capitoli» di Papa Vigilio, ponendo anche la firma per il Vescovo di Silva Candida, Valentino, a cui i Goti avevano amputato le mani.
Nel 592, Giovanni Lissitano fu eletto Vescovo di Squillace da Papa Gregorio Magno (590-604).
Nei 649 il vescovo di Squillace Agostino partecipò al Concilio Lateranense, sotto il pontefice Martino I (649 – 655) e nel 680. Paolo fu presente al Sinodo Romano di Papa Agatone (678-681.).
Dal secolo VIII in poi, per più di trecento anni, una zona d’ombra avvolse la Chiesa di Squillace, come tutte le altre della  Regione calabrese, staccate da Roma, con provvedimento dell’imperatore Leone Isaurico (675-741), il quale dopo aver scatenato in tutto l’impero la lotta iconoclasta, decretò la confisca del ricco patrimonio di S. Pietro in Calabria e la sottomissione di tutte e singole le Chiese al Patriarcato di Costantinopoli.
Le diocesi calabre, latine per origine, carattere e territorio, furono costrette ad adottare il rito greco nella liturgia e nella disciplina, e i Pontefici romani, per lo stesso motivo, dovettero tollerarne l’imposizione.
Squillace seguì la sorte comune. La Notizia I della Diatiposi di Leone VI (886-911) – da riferirsi al periodo di Leone V 513-520 – enumera il suo Vescovato tra quelli «a Romana Dioecesi avulsi, qui nunc Throno Constantinopolitano subiacent». Insieme con Locri, Crotone, Cosenza, Tropea, Taurianova e Vibona fu resa suffraganea di Reggio.
Non vi e a disposizione nessun documento, relativo a tale periodo, sulle condizioni di vita religiosa e sociale delle nostre popolazioni, sull’efficienza o meno del clero e sui Vescovi greci che si avvicendarono nelle loro sedi.
Nell’869, gli atti del Concilio Ecumenico di Costantinopoli, voluto da Basilio il Macedone contro Fozio, riportano le firme di cinque Vescovi calabresi, tra cui Demetrio di Squillace.
Un evento provvidenziale per la vita religiosa della Calabria fu l’esodo dei Monaci Basiliani dall’Oriente e dalla Sicilia verso le nostre terre, dove, dal secolo VIII in poi, crearono una mirabile fioritura di monasteri.
Le prime istituzioni monastiche erano già sorte in Squillace, nella metà del sec. VI, molto prima dell’arrivo dei monaci di S. Basilio. Infatti il suo illustre figlio Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore (480-578), quasi settantenne, lasciava la corte di Ravenna, stanco del mondo e della politica che lo aveva innalzato alle più alte cariche dello Stato sotto i re goti Teodorico, Atalarico, Amalasunta, Teodato e Vitige, ritornando, tra il 540-550, nella sua terra natale con un programma ben definito: realizzare a Squillace quel che invano aveva proposto a Papa Agapito per la città di Roma: la fondazione di un centro di studi superiori.cassiodoro picc
Fece costruire due cenobi: il Castellense, sulle alture nei pressi di Squillace, e il Vivariense, lungo il « Pellena » a specchio del Golfo.
In quest’ultimo, la vita di preghiera era accoppiata all’istruzione sacra e profana e alla trascrizione di codici antichi, raccolti nella ricca biblioteca. Egli stesso fu Abate e Maestro dei suoi monaci, coadiuvato da uomini colti, tra cui lo scita Dionigi il Piccolo.
Così «la Prima Università d’Europa» – come il Prof. Lipinski definì le istituzioni monastiche cassiodoriane – sorse a Squillace.
Le opere di Cassiodoro pervenute fino a noi danno modo di apprezzarne la vasta e multiforme attività letteraria.
La sintesi dell’intenso lavoro nei due cenobi, è tracciata al termine del suo trattato sulla Ortografia: « Addio diletti fratelli. Non mi dimenticate nella preghiera. Ho fatto quel che ho potuto per separarvi dal numero degli ignoranti ».
Morì quasi centenario, sotto l’occhio di Dio e tra le lacrime dei suoi Monaci. Nessuno ci ha tramandato la data della sua fine, ne il modo con cui questa gran luce si spense per riaccendersi inestinguibile nel cielo della Fede e della Cultura.
Dopo la sua morte, la vita delle sue istituzioni, col passar degli anni e per varie cause, s’illanguidì e si estinse.
S. Gregorio Magno dovette scrivere, nel 598, al Vescovo di Squillace Giovanni Lissitano, una lettera in difesa dei monaci di Cassiodoro. Della ricca bib

Novembre 2005lioteca del Vivariense, alcuni codici si ritrovano in qualche biblioteca d’Europa, in maggior numero in quella di Bobbio; in tre famosi manoscritti, presso le biblioteche di Bamberg, Wurzburg e Kassel, sono tracciate le immagini del convento e dei relativi impianti.
I Basiliani trovarono asilo generoso in tutto il territorio della diocesi e i due cenobi di Cassiodoro divennero loro grande col nome di «S. Maria de Vetere Squillacio» e di «S. Gregorio Taumaturgo».
Allo stesso periodo (sec. VIII), è legata la tradizione dell’approdo, sulle rive del Golfo, in territorio di Squillace, dei sacri corpi (racchiusi in casse di piombo) di S. Agazio Centurione romano e Martire di Cappadocia e di S. Gregorio Taumaturgo.
Il primo, conservato nella Cattedrale di Squillace è Patrono della Città e della Diocesi; il secondo è Patrono di Stalettì. Qui sorse l’omonimo convento dei Basiliani con scuola scrittoria e ricca biblioteca.s.agazio

 Dei vari monasteri e romitori che i figli di S. Basilio eressero in diocesi, molta importanza ebbe quello di Stilo, dove, nel sec. X, S. Giovanni Theresti, detto il mietitore, gli diede sì vigoroso impulso, da renderlo sede archimandritale e «caput monasteriorum S. Basilii in Calabria».

Trascriviamo il nome degli altri, come sono elencati – antiquae memoriae conservandae caussa – negli Atti del Sinodo del 1889, sotto Mons. Raffaele Morisciano (1858- 1909): S. Nicola de Majolo (o delle Magliole) presso Amaroni; S. Fantino, in agro di Squillace; S. Basilio Scamardì, in Torre di Ruggiero. A questi si aggiungono: S. Angelo della Pietra, presso Gagliato; S. Trinità de Pesipo (?) forse sulla collina «Santatrade» di Satriano; S. Leonte, presso Camini.
Con l’avvento dei Normanni, nel 1060, che dopo la conquista di Reggio, divennero signori dell’intera Calabria, la situazione ecclesiastica ebbe nella regione una nuova decisiva impronta: il ripristino del rito latino e il ritorno alla giurisdizione di Roma.
Squillace, fino al 1095, fu retta dal Vescovo greco Teodoro Mesymerio il quale, nell’atto di donazione a S. Bruno, nel 1091, redatto in lingua greca e in lingua latina, così firmava: «Theodorus Episcopus Squillatii, Styli et Tabernae et Protosynkellos »[2].
Nel 1096, Giovanni de Niceforo, decano della Chiesa di Mileto, fu primo vescovo della nuova serie latina, eletto dal conte Ruggero, su consiglio di San Bruno e del Beato Lanuino e confermato dal papa Urbano II (1088- 1099).
La diocesi era formata allora dai seguenti centri, come sono notati nell’atto di costituzione del 1096 (non figurano i casali): «tra i due fiumi Alaro e Coclea[3]»: Squillace, Taverna, Stylo, Antistylo, S. Catherina, Badolato, Satriano, Castel di Cuccolo, Castel di Mainardo, Metà di Lomata, Rocca di Catenziaro[4], Tiriolo, Catenziaro[5], Salìa[6], Barbaro[7], Simmiri; le abbazie di S. Maria della Roccella, S. Giuliano, S. Senatore, S. Gregorio, S. Basilio, S. Nicola de Magliola, S. Luca, S. Pietro,  S. Maria de Buttuli, S. Andrea, S. Maria de Prato, S. Leonte e molte chiese e loro possedimenti.THEOdoro-mesimerio
La latinizzazione della diocesi si realizzò però molto lentamente, ma è coeva alla fondazione normanna la costituzione del primo Capitolo della Cattedrale, un organismo collegiale di Canonici e preti importante ed influente anche sul piano sociale fino ai nostri giorni.
Ancora nel 1328, vi erano, a Squillace e in altri paesi, molti preti greci, come risulta dall’elenco delle « Collectoriae » fatte in diocesi nei mesi di giugno e luglio, essendo Pontefice Giovanni XXII (1316 -1334) e Vescovo di Squillace, Giordano.
Questo periodo di transizione fu contraddistinto dal valido apporto dei nuovi Ordini Religiosi latini, che s’inserirono un pò dappertutto. Squillace nei primi anni di dominio normanno, accolse Brunone di Colonia, il fondatore dei Certosini, che con Lanuino e altri eremiti diede vita alla Certosa di S. Stefano del bosco, a Serra.
Il Conte con magnanimità elargì loro terre, casali e grancie, come S. Giacomo di Montauro e i casali di Bivongi e di Aurunco[8].
Sono del 1091 gli atti di donazione del Conte e del Vescovo Mesymerio, confermati, nel 1092, con la Bolla di Urbano II.
Nei secoli successivi, i figli di S. Domenico e di S. Francesco, gli Agostiniani e i Carmelitani aprirono conventi e costruirono chiese imponenti in molti paesi della diocesi. A Squillace ebbero vita i conventi dei Domenicani, dei Minori Osservanti e dei Cappuccini, dove morì, il 22 febbraio 1720, il Servo di Dio P. Antonio da Olivadi[9]. I Domenicani ebbero fiorenti comunità a Stilo, il cui convento è legato al nome di Tommaso Campanella; a Placanica, a Badolato e a Girifalco. I Minori Conventuali, a Stilo, Placanica e Brognaturo. I Minori Osservanti, a Stignano, Badolato, Satriano e Girifalco. I Cappuccini, a Stilo, S. Caterina e Chiaravalle. Gli Agostiniani. nei pressi di Torre e di Soverato. I Carmelitani, a S. Vito, Satriano e Cardinale, dove visse santamente e morì, venerato da tutti, Fra Marco Zaccone (1698), chiamato dal popolo « beato ».sbruno1
Le Congregazioni femminili fiorirono a Squillace e a Stilo; a Squillace con quattro monasteri: S. Chiara e Tutti i Santi; la Maddalena per le penitenti e la Visitazione con la Regola di S. Francesco di Sales; a Stilo, con due monasteri: S. Chiara e la Maddalena. La maggior parte di queste opere fu distrutta o gravemente danneggiata dal terremoto del 1783 e non risorse più. Rimane ancora soltanto il nome delle località dove sorgevano e il pio ricordo nelle tradizioni popolari.
La serie dei Vescovi che si susseguirono nella Chiesa di Squillace, dal sec. XI ad oggi, ha una successione ininterrotta, tranne qualche periodo di vacanza, legata alle difficoltà dei tempi. Particolare risonanza ebbe, nel 1236, l’ostilità dell’imperatore Federico II, che rese vacante la sede di Squillace, usurpandone tutti i beni e impedendone l’elezione di un legittimo pastore.
Gregorio IX (1227-1241) prese severi provvedimenti, scomunicando Federico, con decreti del 1236 e del 1239; ma la vacanza della diocesi perdurò probabilmente fino alla morte dell’imperatore, avvenuta il 13 dicembre 1250. Infatti è del 1251 l’elezione di Benvenuto, canonico di Reggio, non confermata però da Innocenze IV (1243 – 1254), il quale, il 6 ottobre 1254, trasferì a Squillace, Tommaso, Vescovo di Martirano e monaco cistercense.
Non è possibile illustrare, in questi brevi cenni storici, l’attività dei numerosi vescovi che si sono succeduti sulla gloriosa Cattedra vescovile e le vicende della diocesi lungo il corso dei secoli. Tra gli avvenimenti di maggior rilievo segnaliamo:
– la partecipazione ad importanti Concili Ecumenici di altri Vescovi, oltre a quelli già citati: Demetrio (869/870, Costantinopolitano VIII); Francesco de Gaeta (1477/1480, Basilea in rappresentanza del Re di Napoli Alfonso d’Aragona); Vincenzo Galeota (1482/1414, Lateranense V, sotto Leone X);mausoleo-Vincenzo GALEOTA
– la fondazione del Seminario diocesano, intorno al 1565, tra i primi, o il primo sorto in Calabria per iniziativa del vescovo Alfonso Fajardo de Villalobos, ma, ubbidendo alle direttive del Concilio di Trento, reso celebre dal sostegno del vescovo Cardinale Sirleto e divenuto nei secoli cenacolo e fucina di formazione per ecclesiastici e laici.
– il terremoto del 1783 che ridusse la città e moltissimi paesi un cumulo di rovine. Altamente benemerita, dopo il disastro, fu l’opera svolta dal vescovo mons. Nicola Notaris (1778 -1802) il quale, tra l’altro, convocò il Sinodo Diocesano nel 1784;
– il ritorno sotto la giurisdizione diocesana, per l’impegno dei vescovi Montiglia, Rispoli e Pasquini, dei paesi soggetti alla Certosa di Serra S. Bruno: Gasperina e Montauro nel 1808; Serra, Spadola, Nardodipace, Bivongi e Focà nel 1852;
– la partecipazione al Concilio Vaticano I (1869-70) del vescovo mons. Raffaele Morisciano (1858-1909), quando chiede anche la Definizione dommatica dell’Assunzione della Vergine Maria. Nel giugno del 1889 convocò il Sinodo Diocesano, che fu l’ultimo della Diocesi di Squillace.
– la partecipazione del vescovo Mons. Armando Fares nel 1950 alla definizione dommatica dell’Assunzione in cielo in corpo e anima della Vergine Santissima e al Concilio Vaticano II (1962 – 1965) con frequenti illuminati interventi.
Sono questi i Vescovi, che insieme al Cardinale Enrico Borgia (1539-1540), fratello di San Francesco Borgia, al diocesano Cardinale Guglielmo Sirleto(1568-1574), nativo di Guardavalle, figura fondamentale del Concilio di Trento, e a mons. Eugenio Tosi (1911-1918), poi Cardinale Arcivescovo di Milano, illustrarono negli ultimi cinque secoli la cattedra vescovile di Squillace e che, insieme ai circa cento Pastori che in duemila anni l’hanno governata, hanno reso la nostra Diocesi tra le più importanti ed operose comunità cristiane del Mezzogiorno italiano.Armando fares
Con il Decreto della Congregazione dei Vescovi del 30 settembre 1986, a seguito del riordino di quasi tutte le Diocesi italiane operato dalla Santa Sede – e di cui solo la storia ne giudicherà l’effettiva opportunità e utilità sul piano spirituale e organizzativo -, l’antichissima Diocesi di Squillace (evo apostolico) e la più recente Diocesi di Catanzaro (anno 1122) sono state fuse, purtroppo, in una unica circoscrizione diocesana che ha preso il nome di Archidiocesi di Catanzaro-Squillace.
Con successivo Decreto del Papa Giovanni Paolo II, la sede di Catanzaro-Squillace, è stata elevata a Metropolìa, con soggette ad essa, come suffraganee, l’Archidiocesi di Crotone-S. Severina e la Diocesi di Lamezia Terme.

[1] in DOMENICO CIRILLO, Comunità Diocesane Catanzaro e Squillace, Annuario 1975,
Anno Santo, Supplemento al <<Bollettino del Clero>>, N. 21, Aprile-Giugno 1975, pp. 97-
101, Catanzaro Arti Grafiche Abramo, Luglio 1975.

[2] Il Protosincello era un’alta dignità della Chiesa bizantina.

[3] È l’attuale Crocchio, vicino a Cropani.

[4] Successivamente si chiamerà Rocca Falluca, vicino Settingiano.

[5] È Catanzaro, che quindi nel 1096 dipendeva ancora da Squillace.

[6] È l’attuale Sellia.

[7] È l’attuale Zagarise.

[8] È l’attuale Montepaone.

[9] La sua tomba è ora venerata nella Cappella del Crocefisso della Cattedrale di Squillace.

A cura di Agazio Mellace

2 thoughts on “La diocesi di Squillace

  1. Buongiorno,
    sono di Troia (Foggia). Mi sto interessando del periodo storico del 1600 che riguarda il Comune nel quale sono nato e vivo. Durante l’episcopato di mons. de Sangro (1675-1694) sono stati eseguiti dei restauri nella Cattedrale romanica. Tra i pittori, che eseguirono gli affreschi, vi fu Giuseppe de Rosa da Squillace. Avrei bisogno di notizie su questo vostro pittore.
    Grazie e buon lavoro.
    Troia, 14.12.2014

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