Il Comune di Squillace ha recentemente ospitato un convegno di alto profilo scientifico legato al progetto “Cassiodoro e la cultura della restanza”. L’evento, organizzato dall’Istituto di Studi su Cassiodoro e sul Medioevo in Calabria e finanziato dalla Regione nell’ambito dei programmi di promozione turistica e culturale, ha esplorato un tema di profonda attualità: la restanza non intesa come semplice inerzia o malinconico ripiegamento, ma come una scelta attiva, capace di generare senso, cura e futuro.

Il presidente dell’Istituto,Domenico Benoci, ha introdotto i lavori chiarendo proprio questa cornice concettuale. In quest’ottica, la figura storica di Cassiodoro e l’esperienza del Vivarium emergono come un modello di infrastruttura culturale formidabile, un “dispositivo” nato per custodire e trasmettere nel tempo testi, competenze e pratiche comunitarie. Lo stesso professor Benoci ha poi approfondito la dimensione materiale e produttiva del monachesimo cassiodoreo, descrivendolo come un esempio di restanza ante litteram capace di trasformarsi in un vero e proprio laboratorio per il futuro.
Questa idea di permanenza vitale e creativa ha attraversato tutti gli interventi della giornata, declinata in molteplici ambiti.
Ilaria Pagani ha dimostrato come l’arte bizantina nel Sud Italia non sia un retaggio passivo, ma una forma culturale radicata che fa della restanza un motore creativo. Anche le tradizioni produttive beneficiano di questa filosofia: Lorenzo Simeoni, partendo da una lettera delle Variae di Cassiodoro, ha affascinato il pubblico rintracciando le origini dell’antica tecnica di messa a riposo delle uve per il vino Acinaticium, una sapienza basata sui tempi lenti che vive ancora oggi nella produzione del Recioto della Valpolicella.
La discussione ha poi abbracciato la dimensione filosofica e sociale. Carmelo Pandolfi ha inquadrato la “stabilità” come un prezioso equilibrio etico tra disciplina e libertà, essenziale per sviluppare progetti duraturi per il territorio. Un potenziale, quello dei centri locali, analizzato da Stefano Monti, il quale ha spiegato come la qualità della vita, le relazioni e l’artigianato d’eccellenza possano rendere i piccoli paesi fortemente attrattivi anche rispetto alle grandi metropoli.Paolo Mighetto ha portato come esempio virtuoso il parco archeologico di Mileto, vero e proprio laboratorio di continuità abitativa ed economica, mentre Giuseppe Pace ha invitato a superare la narrazione dei piccoli centri visti solo attraverso le loro mancanze infrastrutturali, spronando ad attivare processi partecipativi dal basso.
Infine, don Domenico Concolino ha arricchito il dibattito con una riflessione teologica, ricordando che la cura e la parola possono generare speranza anche nei territori più fragili, perché il futuro non si deve solo programmare, ma anche profetizzare.
L’incontro ha ampiamente dimostrato come la restanza sia una pratica culturale, economica e spirituale tangibile. L’eredità di Cassiodoro continua a parlare al nostro presente, invitandoci a non fuggire dalle fratture del nostro tempo, ma ad abitare i territori con intelligenza e a custodire ciò che ha davvero valore.
