UN ABBAS DELLA CIVITAS BADULATI di Lorenzo Viscido

 

“La Radice” – Anno XXIII – N. 3 – 31.12.2017

 

NOTE
1. Roma 1724.
2. Su questo presule, il cui cognome viene qui scritto “Loyeri” anziché “Loyero”, cfr. L. Calabretta, Le
diocesi di Squillace e Catanzaro. Cardinali, arcivescovi e vescovi nati nelle due diocesi, Cosenza 2004,
pp. 37-39.
3. Romae MDCCXXIX.
4. Ibid., pp. XVII, XXV e XXIX.
5. Romae MDCCXXIX.
6. Ibid., p. 86.
7. Ibid.
8. Ibid., p. 89. Si noti che ad ambedue i sinodi parteciparono pure altri della Civitas Badulati, tra i quali, per
ricordarne alcuni, il Rev. Pater Fr. Justinus […], Custos Provinciae SS. Septem Martyrum Reformatorum
[…], Episcopi Theologus, ed i sacerdoti Antonio Gallelli e Antonio Coscia, entrambi, come Stefano
Saraco, Utriusque Juris Doctores e protonotari apostolici (cfr. Prima Synodus… cit., p. XXVI; Secunda
Synodus… cit., pp. 84 e 86).
9. Cit., p. 11.
10. Cit., pp. XVII, XXV e XXIX.
11. Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis… Editio nova locupletior et auctior. Tomi primi
pars prima, Basileae MDCCLXII, col. 11.
12. Ibid.
13. Ibid.
14. Ibid.
15. Cfr. A. Denisi (a cura di), Annibale D’Afflitto, seconda visita pastorale (1597-1600). Vol. II. La città (=
di Reggio Calabria), Reggio Calabria 1997, p. 253.
16. Ibid., p. 257.
17. A. Gesualdo, Storia di Badolato dal Medioevo al Novecento, Chiaravalle Centrale 1989, p. 33.
18. Il giuspatronato aveva per oggetto un beneficio ecclesiastico che garantiva a chi lo riceveva tre privilegi:
l’onore, la pensione e la presentazione dei rettori, i quali, nell’amministrare i beni di una chiesa, ne
ricavavano guadagno. “L’onore” – scrive Gaetano Greco – “consisteva nell’obbligo”, da parte dei rettori,
di far “recitare preghiere […] per la salute spirituale e per il benessere dei patroni e dei loro familiari”, che
“fruivano di uno stallo chiuso, una panca o degli sgabelli propri dentro la chiesa”; “la pensione” o, meglio,
“la pensione alimentare a favore dei patroni laici” privati, che “gravava sulle rendite del beneficio in caso
di loro miseria, valutata in relazione al tenore di vita ritenuto consono alla propria condizione sociale”;
“infine la presentazione dei […] rettori”, che “doveva avvenire entro un tempo determinato (tre o quattro
mesi per i laici, sei mesi per gli ecclesiastici), pena la decadenza dal godimento di questo diritto per
quella volta” (G. Greco, Giuspatronato e la Chiesa in Italia, nel sito web “storiadellachiesa.it/glossary/
giuspatronato-e-la-chiesa-in-italia”). La scelta ed il riconoscimento formale di un rettore preposto ad “un beneficio vacante” necessitava dell’“autorità ecclesiastica” (A. Carrino, La città aristocratica. Linguaggi
e pratiche della politica a Monopoli fra Cinque e Seicento, Bari 2000, p. 68, nota 3).
19. Nella relazione di mons. Durante si legge che nel 1713 esistevano a Badolato ulteriori luoghi di culto
sotto giuspatronato. Di questi nomino, ad es., la chiesa S. Mariae Purificationis, quella S. Gregorij e
quella, ancora, S. Mariae Angelorum (della prima erano giuspatroni i membri della famiglia Fiorenza,
della seconda i Minniti, della terza, infine, i Gallello).
Ringrazio mio nipote Antonio Bertolotti per essersi premurato di spedirmi negli USA, dove vivo, le
fotocopie della citata relazione, dopo averle richieste alla direttrice dell’Archivio Storico Diocesano di
Squillace, sig.ra Benedetta Trapasso, che altresì ringrazio.
20. Stefano Saraco risultava esserne abate – non si dimentichi – il 15 aprile del 1727.

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