Tristezza e dolore, all’ex Sprar di Squillace per la morte del giovane Suhel

Tristezza e dolore per la Fondazione “Città Solidale” e per l’ex Sprar di Squillace. È morto ieri per un male incurabile Suhel, un giovane ospite del Bangladesh. Era definito “piccolo guerriero”, e la sua storia è stata ripresa dai media regionali come esempio di accoglienza e amore da parte della struttura che lo ospitava.
Suhel è morto in una struttura sanitaria di Catanzaro, ma è stato ospite del “Siproimi” (sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) “Il Vivarium” di Squillace. La struttura era riuscita a far arrivare in Italia la madre del giovane che da pochi mesi aveva compiuto 18 anni.
La signora, una donna umile e minuta, ignara della nostra cultura e della lingua, grazie alla sensibilità, alla premura ed al sostegno degli operatori professionali del servizio centrale dello Sprar, del garante regionale dell’infanzia, Antonio Marziale, del presidente del tribunale dei minori, Teresa Chiodo, e del primario di pediatria dell’ospedale di Catanzaro, Giuseppe Raiola, è giunta nei primi giorni del settembre scorso ed è stata costantemente vicina al figlio nel letto di ospedale del figlio. Una storia, quella di questo ragazzo, che lo accomuna al destino di tanti altri che arrivano in Italia nella speranza di un futuro migliore.
Suhel sin da piccolo ha lavorato nei campi, un lavoro faticoso che gli consentiva di essere un aiuto prezioso per la sua famiglia. Arrivato il sedicesimo anno di età, ha affrontato il lungo viaggio, fra peripezie e sofferenze, soprattutto durante il periodo vissuto in Libia: momenti difficili superati con forza e coraggio fino al punto di sfidare anche la morte nel canale di Sicilia.
La determinazione di un “guerriero” racchiusa in un corpo esile e gentile che hanno reso Suhel unico agli occhi di tutti. Durante la permanenza a Squillace, Suhel si è dimostrato desideroso di integrarsi e, nonostante le sofferenze, si è sforzato di essere sempre presente ai corsi di alfabetizzazione e nel prestare servizio in cucina, dispensando agli operatori preziosi consigli durante la preparazione dei pasti, al fine di portare in tavola le pietanze gradite ai suoi connazionali.
Suhel ha regalato intorno a sé i valori dell’umiltà e dell’amore verso il prossimo, la forza e la tenacia del combattente, la speranza alla quale si è aggrappato per lunghi e faticosi mesi. Ieri l’Imam di Catanzaro si è recato alla camera mortuaria per celebrare il rito musulmano e si è già al lavoro per far rientrare la salma in Bangladesh insieme alla madre.

Salvatore Taverniti

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