SQUILLACE
Prima del terremoto del 1783 vi erano a Squillace 28 Chiese, di cui undici parrocchiali e le altre per le celebrazioni ed il culto privato di Famiglie Patrizie. Vi erano, altresì, tre conventi maschili, di cui due francescani (dei Cappuccini e dell'Osservanza), uno dei Domenicani. I conventi femminili erano quattro. Con l'avvento della cassa Sacra, furono soppressi i benefici delle chiese e dei conventi andati distrutti dal terremoto del 1783.
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Squillace è situata su una collina, a 344 metri sul
livello del mare, in posizione strategica per il controllo del golfo omonimo.
Gli abitanti di Scolacium abbandonarono, verso il VI-VII secolo d.C., la
Colonia Romana Scolacium, a causa delle invasioni longobarde e saracene,
ed occuparono la collina attuale dove era possibile un maggiore controllo del
territorio.
La collina su cui sorge Squillace è percorsa, alla base, dai due torrenti Alessi e Ghetterello.
Già nel VI secolo, il grande Magno Aurelio Cassiodoro
( 483 -580 ), nato e morto a Squillace,alla fine della sua carriera politica di
primo ministro alla corte di Teodorico e di altri re Goti in Ravenna, privilegiò
la sua Città, tornandovi per fondare due importanti istituzioni
culturali-religiose:
il VIVARIUM, centro di studi e di copiatura di antichi
testi ( per questo fu definito la prima università d'Europa) nei pressi della
foce dell'Alessi e, sull'altura di Monte Castello, il CASTELLENSE, ossia un
centro di contemplazione e di preghiera. Nel 598 una lettera di Papa S. Gregorio
Magno all'allora Vescovo di Squillace Giovanni, testimonia già la presenza di un
"castrum" chiamato Squillace: si tratta dell'attuale sito di Squillace.
I Bizantini fecero di questo posto un loro importante baluardo, a difesa delle incursioni saracene che comunque nel nel 904 conquistarono Squillace.
Squillace, ricca di storia, di tradizioni e di cultura, fu una delle più antiche diocesi della Calabria, tant'è che già nel 465 un suo vescovo Gaudenzio partecipò al Sinodo Romano di Papa llario. Al tempo dei bizantini e fino all'arrivo dei normanni il culto cattolico fu di rito greco, con vescovi obbedienti e fedeli al Patriarca di Costantinopoli.
LA CATTEDRALE
E' Dedicata alla Vergine Assunta in Cielo,
realizzata negli anni 1784-1798 dal Vescovo Mons.
Nicola Notaris, su
disegno dell'ingegnere Claudio Rocchi: Ci vollero 14 anni di lavoro per
ricostruire, ex novo, il tempio totalmente distrutto dal terremoto del
1783.
Quello preesistente, a croce greca, distrutto dal terremoto del 1783, era stato costruito dal Conte Ruggero il Normanno nel 1096 .
L'attuale Cattedrale, in stile neoclassico, a tre navate, con la facciata in pietra lavorata ( da ricordare il Capo- Mastro Domenico Caruso da Altilia (CS) ed i suoi 14 maestri scalpellini ) , è rivolta ad occidente ed oggi, finalmente, vede completarsi nell'ultima parte ( la Crociera), rimasta incompiuta per l'intervenuta morte del vescovo Notaris.
I lavori in corso hanno permesso uno scavo
archeologico per il ritrovamento delle vecchie rovine normanne, ma sopratutto
per il completamento dell'opera avvenuta dopo duecento anni. All'interno vi
sono, quali testimonianze d'arte antecedenti al terremoto,
un monumento funebre
del
Vescovo Capece Galeota, databile tra il 1514 ed il 1524, attribuito alla
scuola di Tommaso Malvito e, in parte, a quella di Francesco Laurana. Vi è
inoltre il palliotto della Cappella di S. Agazio, del XVI secolo, il coro ligneo
realizzato ad inizio di questo secolo quale dono dei preti al vescovo dell'epoca
Mons. Tosi.
Gli stucchi e gli affreschi sono databili tra gli inizi del XIX ed altri,invece,
sono dell'ultimo intervento di restauro realizzato da Mons. Fares negli anni dal
1950 al 1957.
La Cattedrale conserva il culto dell'Assunta, cui la Chiesa è dedicata, in
prosecuzione de! culto Greco della Dormitio Virginis ( nel giorno dell'Assunta
veniva esposta, fino a qualche decennio fa, la statua della Vergine Dormiente,
oggi esposta in una cappella laterale , nella navata sinistra.
L'attuale intervento di recupero e scavo ha consentito di completare il
monumento, a croce latina, ma anche di dare alla Chiesa una decorosa e
definitiva sistemazione. La Cattedrale conserva anche le reliquie del martire S.
Agazio, centurione romano della Cappadoccia, decapitato sotto Diocleziano in
Costantinopoli nel 311, patrono della Città e della Diocesi.
Il suo culto è giunto a Squillace assieme alle reliquie, secondo la leggenda con
l'urna trasportata dalle onde del mare, secondo la storia per opera dei monaci
basiliani che, nella lotta iconoclasta di Leone III Isaurico, lasciarono
l'Oriente per approdare sulle coste calabre e sicule.
RUDERI DELLA CHIESA E CONVENTO DI S.CHIARA
Le rovine si trovano in prossimità del del Duomo e
mostrano l'unica Chiesa con ancora intatto il matroneo. Nel 1331 il Conte di
Squillace Tommaso de Marzano chiese con supplica al Papa Giovanni XXII, allora
in Avignone, l'autorizzazione a fondare un monastero di monache dell'ordine di
S. Chiara di Assisi. Il 31 agosto del 1331 il Papa, con lettera indirizzata al
Vescovo di Squillace, ne autorizzò la fondazione. Non si sa se l'opera sia stata
realizzata, ma risulta invece che duecento anni dopo, nel 1581, il Vescovo
di
allora Fabrizio Sirleto comunicava a Roma che era stato ricostruito il
monastero, con donazione di un certo Marcello Minniti da Guardavalle ( paese
natìo del Vescovo), tanto che le suore clarisse di quel monastero furono anche
chiamate " Le Minnite", in quanto diverse furono le monache con quel cognome,
sicuramente del casato del fondatore.
CHIESA DELL'IMMACOLATA O DI S. NICOLA DELLE
DONNE
Quasi attigua alla Chiesa Cattedrale, apparteneva
alla confraternita dell'Immacolata fino al terremoto del 1783 quando venne
trasferita la parrochhia di San Nicola delle Donne.
Conserva una Cripta, sede della confraternita, oggi non più
operante.
PORTALI SU CORSO GUGLIELMO PEPE
Percorrendo il Corso principale della Cittadina,
intitolato al concittadino Generale Guglielmo Pepe, si possono ammirare
numerosi artistici portali in pietra lavorata, alcuni antecedenti il famoso
terremoto del 1783 altri successivi. Si pensa che gli stessi scalpellini
che lavorarono alla facciata della Cattedrale abbiano poi lavorato a lungo a
Squillace, per conto dei patrizi squillacese che hanno
voluto ornare i loro
palazzi. Si tratta di portali imponenti, bugnati e con chiave di volta diversa
l'una dall'altra. Salendo a sinistra, in uno spiazzo, c'è il portale di Palazzo Baldaya, poi quello di Palazzo Pepe ( oggi Municipio), quindi quello di Palazzo
Maida-Chillà ( Via S. Matteo); segue quello di casa Mungo,di casa Chillà, di
Casa Megna ( vecchia sede della tenenza dei Carabinieri), quindi quello del
secondo Palazzo Pepe (Con corte,affresco al soffitto e pozzo. All'interno del
cortile,sulla destra un altro magnifico portale lavorato finemente, con lo
stemma in pietra della famiglia Ferrari). Sono solo alcuni tra le centinaia di
portali sparsi in ogni angolo del borgo, tutti belli e quasi integri, nonostante
il tempo. Alcuni portali sono anteriori al terremoto del 1783, quello
della Chiesa di S. Pietro, quello isolato in Piazza Castello ( qui,
durante il terremoto, sotto umile tenda, com'egli stesso scrive nelle "memorie",
è nato il Generale Guglielmo Pepe) ed un altro nella discesa di Via dell'Antico
Senato. I portali sono il segno e la testimonianza della grandezza e del
prestigio architettonico dei numerosi palazzi patrizi di Squillace.
PALAZZO PEPE ( OGGI MUNICIPIO )
Acquistato dal Comune negli anni antecedenti al 1950,
conserva nel suo atrio interno, oltre allo stemma marmoreo di casa Pepe ( un
serpente che si arrampica su di un ramo sorretto da una mano e con la scritta "
noli me tangere" ), due frammenti marmorei rinvenuti nelle campagne di Squillace
Marina, forse di epoca romana o preromana.
Della stessa epoca, ovvero del 143 d. C., è una
lapide in pietra, trovata da Don Gregorio Pepe ( padre di G. Pepe) in una sua
proprietà. Essa testimonia la costruzione di un acquedotto da parte
dell'Imperatore Antonino Pio che dà l'acqua a Scolacium
" SCOLACIO AQUAM DAT".
CHIESA DI SAN
MATTEO ( o DI TUTTI I SANTI)
Vi si giunge per una viuzza dal Municipio. Una
imponente facciata rinascimentale, rivolta ad oriente, eseguita tra il 1717 ed
il 1722 da artieri calabresi e con un portale finemente lavorato e decorato da
sculture, in funzione di elementi architettonici portanti ( cariatidi con copro
muliebre a seno nudo, insolite per una chiesa, forse simbolo virginale o
addirittura della fertilità). Una Chiesa tipicamente francescana, il cui portale
è sovrastato dallo stemma dell'Ordine Francescano ( due braccia incrociate).
Alla chiesa era annesso il Convento delle Clarisse, che accoglieva ragazze di
famiglie nobili, fondato il 19 maggio del 1586 e ricondotto alla Regola di S.
Chiara di Assisi. Per un certo periodo divenne dell'ordine cistercense e,
su richiesta del vescovo Marcello Sirleto (1573-1594) il Papa Sisto V volle che
fosse affidato a quello di Chiara. Del monastero restano solo i documenti
riferiti alle generalità delle monache, tutte di famiglie patrizie, mentre solo
pochi sono i resti delle mura che oggi circondano un ortello, nel retro della
Chiesa. All'interno della Chiesa si possono ammirare un magnifico arco in pietra
che delimita il Presbiterio, nonché alcune tele di buona fattura, risalenti al
XVIII secolo.
IL CASTELLO NORMANNO (DETTO ANCHE " DEI BORGIA")
Nella parte alta del colle cittadino di Squillace, si
ergono le imponenti mura e le torri del Castello. Fu dapprima una fortificazione
bizantina, sorta sulle rovine del Monastero Castellense di Cassiodoro. Si
presenta imponente, con un portale bugnato, sovrastato dallo stemma
marmoreo della Famiglia Borgia. La sua architettura è discontinua e non segue
precisi canoni, in virtù del fatto che lo stesso fu assoggettato a diversi
rimaneggiamenti e ad aggiunte in epoche diverse. La facciata che osserviamo si
presenta delimitata da due grosse torri, una cilindrica su tronco di cono,
l'altra poligonale, più imponente.
La fortificazione appartenne dapprima ai bizantini che vi costruirono il loro "castrum", ultimo baluardo ad essere conquistato dagli Arabi.
Nel 904 Squillace diviene una roccaforte musulmana e
nella città si insediò l'emiro Abstaele venuto dall'Africa. Nel 921 emiro
di Squillace fu Olkbek, che occupò il " NIDO D'AQUILA" ossia quello che
oggi è il castello, dove venne poi ucciso.
Al suo posto siederà Saklab.
Nel 982 Ottone di Sassonia sconfisse presso Squillace
i bizantini, i quali avevano riconquistato il castello nel 965. All'inizio
dell'anno 1000 l'emiro Mihael mise a sacco Squillace.
Nel 1044 Squillace viene conquistata finalmente dai Normanni e viene inserita tra le grandi contee feudali del Sud.
Dalla cronaca di Lupo Protospata si sa che Guglielmo Braccio di Ferro e Guaimaro Principe di Salerno si impadroniscono deI Kastron" di Squillace e sull'altura costruiscono un grande castello che chiamano "STRIDULA" ( forse per il fischio del vento contro le mura).'
Ruggero I d'Altavilla, detto il Normanno, soggiornò a Squillace, avviando per questa Città un vero periodo aureo, con la latinizzazione del culto e l'avvio di importanti opere. In questo periodo a Squillace convivono più lingue, più stirpi e diverse culture, ma si avvia la costruzione della Cattedrale normanna.
Con l'avvento di Federico II di Svevia e della dinastia sveva, il castello è oggetto di particolari sanzioni, sopratutto in funzione militare. Nell'ambito della politica federiciana, volta al controllo militare e strategico, Squillace ed il castello sono concessi ad Elisabetta d'Altavilla, cui succede nel 1231 Riccardo, camerario dell'imperatore.
Nel 1239 vige uno statuto federiciano, volto a
stabilire le regole e l'elenco dei castelli da ristrutturare: il castello di
Squillace non figura tra quelli antecedenti all'epoca sveva da modificare. Esso
è castello e rocca nello stesso tempo, dove il signore vive e risiede in un
palazzo all'interno, a pianta rettangolare, circondato da una piazza d'armi, a
sua volta difeso da alte mura e torri.
Fu in questo periodo che il castello subisce
ristrutturazioni ed ammodernamenti con influenze delle maestranze francesi che,
specialmente dopo la morte di Federico ll°, caratterizzano, l'architettura in
funzione di forte difesa nell'ambito delle lotte tra Svevi ed Angioini per la
conquista del Sud Italia.
Nel 1256, il principe Manfredi, figlio di Federico ll°, assegna la contea di Squillace allo zio Federico Lancia, cui succede il fratello Galvano.
La confisca Angioina dei feudi appartenuti agli Svevi, nel 1271, determina l'assegnazione della contea di Squillace a Giovanni di Montfort.
Dal 1258 al 1445 si alternano nel dominio di Squillace e nell’occupazione del castello le famiglie dei Conti Lancia, del Montfort, dei Del Balzo e dei Marzano.
Arriviamo così nell'epoca Aragonese: nel 1485 è principe di Squillace Federjco d'Aragona, futuro re di Napoli.
Dal 1494 al 1735 governano Squillace i principi
Borgia. Il papa Alessandro VI°, combinò il matrimonio di un suo figlio di
appena l3 anni GOFFREDO, con la figlia naturale di Alfonso d'Araqona SANCIA. Il
matrimonio fu celebrato 7 maggio 1494, alla presenza di notai che ne
certificarono la consumazione per sancirne il contratto matrimoniale. Goffredo
fu così il primo principe di Squillace della dinastia dei Borgia, seguito
dai consanguinei FRANCESCO, GlOVANNI, PIETRO, ANNA E DONNA ANTONIA BORGIA
D'ARAGONA CHIAMATA ANCHE PYMENTALL alla cui morte nel 1729, lo stato di
Squillace viene dichiarato "aperto" e passa alla Regia Corte. Squillace viene
quindi declassato a Marchesato e nel 1755 viene concesso da Carlo III di Borbone
al marchese Leopoldo De Gregorio, un nobile messinese, ultimo feudatario di
Squillace.
Con la dominazione spagnola dei Borgia, attraverso i
vari Governatori, Squillace visse un periodo di grave esosità e fiscalismo, fino
all'arrivo dei Francesi. Nel 1783 il castello va in rovina sotto le scosse del
terremoto.
Nonostante il degrado, l'importanza strategica di Squillace e della sua rocca interessano anche il re Giuseppe Bonaparte che,il 23 aprile 1806, viene accolto festosamente nella Città. Con il Governo Borbonico, quindi, parte del castello viene utilizzata come carcere mandamentale, rimasto tale anche negli anni successivi, per oltre un secolo, fino al 1978, anno in cui, trasferite le carceri, il castello fu interessato da un progetto di recupero monumentale e strutturale per la pubblica fruizione.
Il castello di Squillace fu teatro di importanti avvenimenti nell'arco di oltre un millennio, sicché il 29 luglio 1098 il Conte Ruggero il Normanno riceve San Bruno di Colonia, per fargli dono delle terre di S. Stefano del Bosco in Torre ,per la costruzione della Certosa.
Nel 1599 il filosofo di Stilo Fra Tommaso CAMPANELLA
vi trascorre nel castello un periodo di prigionia, in attesa di un processo nel
quale è imputato di aver ispirato a favorito una tentata rivolta antispagnola.
CHIESETTA GOTICA DI S.MARIA DELLA PIETÀ
Lungo la salita di Via dell'Antico Senato, in un
angolo nascosto sorge un edificio di epoca federiciana-sveva, di evidente
influsso e fattura di maestranze d'oltralpe. In pietra squadrata e lavorata, con
archi e portali ogivali, la costruzione a pianta quadrata è caratterizzata,
all'interno, da due campate di crociera costolonate su pilastri quadrangolari.
E' di architettura tardo gotica, importata per lo più dalla Francia
meridionale,da protomastri francesi, borgognoni o provenzali, con innesto di
costruttori locali.
E" impropriamente conosciuta come Chiesetta di
S.Maria della Pietà, ma sicuramente fu una precettoria templare di un edificio
attiguo molto più grande andato distrutto nel corso di uno dei numerosi
terremoti. Solo dopo il 1850 il vescovo Mons. Pasquini, la consacrò a Chiesetta,
probabilmente asservita al Palazzo della Famiglia Maiorana, che è attiguo. E' un
gioiello di rara fattura in un contesto urbano di tutt' altra natura
architettonica.
FINESTRA BIFORA GOTICA IN VIA ANTICO SENATO:

Incastonata al primo piano di una modesta casetta, a
duecento metri sotto il castello vi è una curiosa finestra, di stile gotico,
ogivale, una bifora con colonnina tortile centrale, sicuramente appartenuta ad
un edificio più consistente di epoca federiciana. E' opera delle maestranze
d'oltralpe, salvata dalle rovine dei terremoti e posta qui a testimonianza che
Squillace è stato un crocevia di grandi culture, ivi comprese quelle dell'arte e
dell'architettura.