Le biblioteche “antiche”, Squillace e Lorenzo Viscido

Il seguente articolo e` apparso pochi giorni fa in WEBTVBORGIA

 

LE BIBLIOTECHE “ANTICHE”,
SQUILLACE E LORENZO VISCIDO
(di Domenico Paravati)

Domenico ParavatiAvevo scritto nei giorni scorsi, proprio qui, su Facebook, un veloce articoletto di commento alla presentazione da parte di Rai Storia delle “più belle biblioteche” in tutto il mondo. Il tema – implicitamente – era : serviranno ancora i libri? Che fine faranno le biblioteche? La carta stampata sarà completamente soppiantata dai nuovi mezzi di comunicazione di massa, internet in primis? Ho fatto una riflessione sui libri antichi, alcuni dei quali, riguardanti la Calabria, sono nella mia biblioteca.
Ci sarà sempre chi li curerà dopo di me, o i miei eredi li butteranno in un angolo, o magari nella spazzatura? E ci sarà chi vorrà ancora leggerli? Più in generale: si sta intervenendo per riprodurli con i nuovi mezzi tecnici? Ho ricordato, a proposito – tessendone l’elogio – la meritoria opera dell’Istituto della Biblioteca Calabrese, a Soriano Calabro, ricordando l’eccezionale amore con cui l’ha curata fino a poco tempo fa lo scomparso prof. Nicola Provenzano, facendo incetta di libri unici e vecchi di secoli, ma anche di più moderni “pezzi”, anche di periodici regionali, come il mio “Corriere di San Floro e della Calabria”, che ora non c’è più.
Sull’argomento é intervenuto, con battute un po’ sconsolate, un personaggio che definirei illustre proprio in materia di libri antichi e comunque di storia antica, soprattutto altomedioevale. Si tratta del prof. Lorenzo Viscido, filologo, latinista di fama, vincitore di premi internazionali ( “Magna Laus” ai Certami vaticani 1983 e 1986, e medaglia d’oro, primo nel mondo, nell ‘85, omaggiato da Papa Giovanni Paolo II; medaglia d’argento al Certame catulliano del 1984; ma soprattutto cultore di un altro e molto più famoso personaggio dell’antichità’, dell’epoca in cui ormai era evidente il declino della civiltà romana: Magno Aurelio Cassiodoro Senatore).
Lorenzo Viscido vive a New York da molti anni, e negli States ha insegnato lingua latina in alcune università, e italiano e latino al liceo scientifico “Scuola d’Italia” in New York. Ma, cosa non sempre riscontrabile in altri studiosi “emigrati”, il suo pensiero costante è per il natìo borgo selvaggio, la “sua” Squillace, certamente erede, almeno per nome, della “Scolacium” che potete ammirare nelle rovine, qualche chilometro più a nord, del Parco Archeologico della Roccelletta (dove, in profondità, dovrebbe esserci la Skylletion greca, e forse, ancora altro…).
Viscido ha pubblicato una traduzione delle Variae del grande ministro dei Re Goti – originario per nascita e certamente per famiglia proprio di Squillace – che descrive come “un grappolo d’uva” attaccato ad una collina (e su questa descrizione in tanti si confrontano: la collina “grappolo d’uva” si identifica o no con l’odierna città, che magari all’epoca dei Goti e dei bizantini si era in parte già trasferita nell’odierno sito per questioni di sicurezza? È infatti difficile immaginare quel quadro – con le altre descrizioni dei campi – posto nelle collinette alle spalle dell’odierno sito archeologico…).
Ma Lorenzo Viscido ha pubblicato anche altri libri. Eccone alcuni :”Studi Cassiodorei”, “Studi sulle Variae di Cassiodoro”, “Studi sul martire Acacio” (S. Agazio, patrone di Squillace-n.d.r.) . Ha approfondito studi su Clemente Alessandrino, San Girolamo, Sant’Agostino , Paolo Diacono, e si è occupato anche di innografia bizantina, scrivendo su tutti questi argomenti tantissimi articoli per riviste altamente scientifiche e comunque specializzate, italiane ed estere. Per concludere. A Squillace è ammirevolmente sorto da molti anni – anche, immagino, per merito del “politico” Guido Rhodio, presente fortemente in loco e anche in ambito regionale da tempo – un “Istituto di Studi Cassiodorei e sul Medio Evo in Calabria”.
Con un accenno a tale fondazione, e forse con un pensiero al decadimento dell’interesse per certe cose, Viscido ha commentato con un “Io ci dormirei, dentro quell’Istituto”, come per dire che per quei libri che vi sono custoditi e per la propagazione della conoscenza verso l’illustre “calabrese” Cassiodoro, egli darebbe l’anima. Sono perfettamente d’accordo. Se bisogna mettere l’uomo giusto al posto giusto, perché -vista la disponibilità- non si pensa a Lorenzo Viscido come curatore attento e costante e senza posa di un’eredità così importante? Si trasferirà egli dalla metropoli americana, capitale del mondo, alla…microscopica Squillace? Bisognerebbe chiederlo a lui. Magari sarà una scelta difficile. Ma tentare non nuoce.
Certo è che con tutte le sue conoscenze sul ministro dei Goti e anche su tutto il resto dell’antichità calabrese, soprattutto altomedioevale, chi meglio di lui potrebbe governare quell’Istituto? Non conosco bene lo stato attuale della Fondazione, ma anche su Internet, alla voce “orari di apertura”, vedo il vuoto. Non sarà che bisogna addirittura prenotare per una visita? Se così stanno le cose, mi chiedo, e in tanti certamente si chiederanno: ma allora, a che servono certe iniziative? Solo per dare lustro apparente alla città, per un utilizzo solo in certe occasioni ufficiali? Per dare gloria politica? Dio ci scansi.
Se a Squillace c’è una raccolta preziosa di antichità calabrese, non solo locale, bisogna fare di tutto perché queste opere siano a conoscenza anche dei “pellegrini”, di quelle persone, tante (anche se non sembra), che non vogliono avere problemi burocratici se decidono di fare nella città del Golfo una semplice passeggiata o intraprendervi uno studio.

Domenico Paravati 

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