Circa 597 mila euro la tassa sui rifiuti 2018 per i cittadini squillacesi

Con determina dirigenziale, il Comune di Squillace ha proceduto all’approvazione del ruolo ordinario relativo alla tassa sui rifiuti 2018, che ammonta a circa 597 mila euro.
Una “bella” cifra che i cittadini saranno chiamati a versare entro il 31 maggio prossimo o, in quattro rate, entro il 30 novembre. Dal circolo locale del Partito Democratico, intanto, giungono critiche in merito alla mancata emanazione del nuovo bando di gara per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti.
«Da quando, nell’agosto 2015, la ditta che ha vinto l’appalto per la nettezza urbana, a seguito della gara indetta dall’attuale amministrazione, ha abbandonato precipitosamente il campo – scrive il Pd in una nota – il sindaco ha posto rimedio alla situazione affidando, a mezzo di ordinanza della durata di sei mesi, il servizio alla ditta “Sieco” per 36 mila euro al mese.
Per capirci oltre mille euro al giorno. Poi ci sono state ben quattro proroghe. Solo dopo l’estate scorsa è accaduto qualcosa: con la presenza del nuovo assessore alla partecipazione si è tenuta una riunione, alla quale hanno partecipato anche i consiglieri di minoranza, in cui si è deciso di predisporre il bando di gara e di portarlo in consiglio. Finalmente il consiglio, il 24 ottobre 2017, ha approvato il bando di gara. Sono passati, però, altri sei mesi e tutto è come prima».
Secondo i dem squillacesi, «può sembrare una storia noiosa, di semplice burocrazia, ma non è così. Parliamo di un servizio essenziale e di un certo valore economico, per il quale l’amministrazione comunale in carica non riesce a garantire una regolare gara d’appalto». Il Pd, dunque, si chiede come mai ancora si continui a gestire un servizio così importante in regime di proroga.
«E insieme a noi – si legge nella nota – se l’è chiesto il prefetto che più volte è intervenuto sulla faccenda. Ed anche la Digos che ha sequestrato faldoni di materiale sull’argomento. Siamo di fronte, infatti, alla reiterata violazione del decreto legislativo che prescrive che le proroghe sono limitate al tempo strettamente necessario alla conclusione delle procedure necessarie per l’individuazione di un nuovo contraente e che per essere legittime, non possono durare più di sei mesi. In pratica, tre anni sono stati insufficienti per il nuovo affidamento.
E di volta in volta il sindaco ha accampato scuse risibili, mentre un tempo tuonava quando le proroghe le facevano altri. Questo è l’andazzo: l’importante è tirare a campare senza uno straccio di programmazione e di attenzione ai problemi veri della nostra città».

Salvatore Taverniti

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