
Patriota e Generale venne definito dal De Sanctis ”Padre della Rivoluzione italiana”;
figlio di Gregorio e di Teresa Assanti, nacque a Squillace il 13 Febbraio 1783;
di temperamento irrequieto ed esuberante, poco incline alla sottomissione, amante più di comandare che di ubbidire, nel 1797 abbandonò gli studi ed entrò nel Reale Collegio Militare di Napoli, iniziando così la sua brillante carriera di soldato.
Combattente della
Repubblica Partenopea a servizio del re di Napoli - Giuseppe Bonaparte - nel
1799 contro i Sanfedisti (borbonici), fu arrestato e condannato al patibolo dal
quale lo salvò la sua giovane età, per cui andò in esilio e si rifugiò in
Francia dove si arruolò, come semplice soldato, nell'esercito napoleonico che
discese vittorioso in Italia nel 1800;
Catturato a Napoli nel Giugno del 1803 dalla polizia borbonica e condannato al carcere a vita, fu liberato nel 1805 dai Francesi; in seguito combattè in Spagna (1811) a fianco del re Gioacchino Murat coi gradi di Maresciallo di Campo;
Dopo la restaurazione
dei Borboni rimase nel servizio attivo e conservò il grado di Ten. Generale ed
in seguito ebbe il comando supremo dell'esercito; nel 1818, ebbe la mansione di
estirpare il brigantaggio nelle provincie di Avellino e di Foggia, compito che
assolse egregiamente.
Quando però il re
Ferdinando I fece intervenire gli Austriaci nel napoletano, li affrontò ad
Antrodoco presso Rieti (7 Marzo 1821), ma sconfitto, ritornò solo a Napoli,
raggiunse la Spagna e successivamente Londra dove rimase per lungo tempo e dove
fu amico del Foscolo, ed in seguito si trasferì in Francia dove scrisse libri di
carattere storico; passò poi a combattere in Spagna e in Portogallo per conto
dei Francesi. Organizzò militarmente la “Carboneria"
della quale fu fervente apostolo. Scoppiata in Italia la rivoluzione del 1848,
ritornò a Napoli dove ebbe il comando delle truppe, combattendo a fianco di
quelle piemontesi. Avendo il re Ferdinando I di Borbone (1810 -1859) cambiato
improvvisamente idea circa la condotta della guerra, richiamò a Napoli il Pepe il
quale non ubbidì all'ordine, ed unicamente a molti volontari napoletani si
mise a disposizione della città di Venezia, dove il Manin gli affidò il Comando
Generale dell'Esercito. Si distinse durante l'assedio di quella città in difesa
della quale combattè anche, coi grado di Ten. Colonnello, il nipote Damiano
Assanti, deputato e senatore del regno.
Con la caduta di Venezia (12 Agosto 1849) ebbe termine la sua lunga carriera di soldato. Si rifugiò a Corfù e successivamente in Francia, a Parigi, dove scrisse le sue memorie; dopo la proclamazione dei nuovo impero napoleonico (2 Dicembre 1851) abbandonò la città e si trasferì a Torino dove morì il giorno 8 Agosto 1855.
Una delle pochissime volte che ritornò a Squillace per riabbracciare i suoi familiari fu nel 1817, quando la famiglia era a villeggiare nei pressi di Copanello; Scrisse molti libri sulle vicende storiche del suo tempo.
Nel Dicembre 1863 le sue spoglie mortali furono trasportate e sepolte, con solenni onori, a Napoli. Guglielmo fu anche un fervente politico ed un agitatore e trascinatore d’uomini e di masse.
Squillace lo ha onorato innalzandogli un busto di marmo e dando il suo nome alla strada principale della cittadina Corso G.Pepe.