L’arcivescovo Bertolone ai giovani:” Mettetevi al servizio della politica”

 

Il presidente della Conferenza episcopale calabra e arcivescovo di Catanzaro-Squillace alla presentazione del suo libro “Scomunica ai mafiosi?

Lo ha detto l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, e presidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Vincenzo Bertolone, alla presentazione del suo libro “Scomunica ai mafiosi? Contributi per un dibattito” (Rubbettino). Oltre al presule l’evento, presentato dall’associazione diocesana “Giuristi cattolici”, ha registrato gli interventi del sacerdote Salvino Cognetti, dei magistrati Nicola Durante e Luca Nania, del dottore di ricerca Luigi Mariano Guzzo, moderati da Antonio Cavallaro di Rubbettino Editore.
Un confronto a più voci che ha rappresentato anche l’occasione, per monsignor Bertolone, di ampliare l’orizzonte ad ampio spettro, toccando tutti i temi che ne caratterizzano l’azione pastorale. «Appalti truccati, truffe nella sanità, l’evasione fiscale, le assunzioni in nero: dobbiamo tutti quanti darci una mossa», ha spiegato in premessa l’arcivescovo, secondo il quale il tema del suo libro «si inserisce nel tentativo, che ognuno di noi deve fare nell’ambiente in cui vive e opera: ognuno di noi deve voltare pagina.
Lo Stato non c’è, l’etica non c’è, ognuno fa quello che vuole, un capo mafia fa il bello e cattivo tempo. Diciamo subito in maniera chiara: chi si affilia a un’organizzazione anti-cattolica e anti-cristiana – ha sostenuto monsignor Bertolone – automaticamente viene scomunicato, anche se non lo sa o nessuno gliel’ha detto.
Ma questo già c’è. Una conferenza regionale fatta in Calabria da dodici vescovi avrebbe effetto purché tutti i dodici vescovi, congiuntamente e singolarmente, sono d’accordo nel fare il decreto di scomunica, e a livello nazionale vale lo stesso.
Una scomunica a livello universale da inserire nel codice avrebbe valore puramente morale ma potrebbe fare da traino a tutta la società. La scomunica una volta era un caso politico, ora nel nostro caso è un atto di amore per dire al mafioso che la vita che fa non dà nulla, non gli fa apprezzare la vita bella».
Il presidente dei vescovi calabresi ha poi osservato: «I vertici dell’Anticorruzione Cantone e dell’Antimafia de Raho hanno detto che la scomunica sarebbe una cosa significativa, se anche loro ne parlano significa che l’idea può diventare sentire comune e domani possiamo cambiare cuori e menti, e può cambiare tutto, perché ricordiamo che affiliarsi alla ‘ndrangheta significa appartenere a un’altra religiose, e automaticamente si è scomunicati».
Monsignor Bertolone ha poi ripreso uno dei suoi “mantra”, quello di un nuovo protagonismo dei cattolici, e soprattutto dei giovani, nella politica, lanciando un altro sprone, proposto con l’evocazione di nomi illustri quali Moro e Berlinguer: «L’Italia – ha aggiunto l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace – ha smarrito il senso della bellezza in tutte le sue forme, e quindi dobbiamo cercarla in periferia dove ancora ci sono buoni sentimenti e si sente il profumo del pane.
Se ogni volta che si deve fare una legge contro la corruzione passano mesi, se dopo il crollo di un ponte che ha messo in ginocchio una città ci sono voluti tre mesi, ripeto tre mesi, per fare un decreto immaginate un poveraccio che rivendica un diritto, che ha diritto a un diritto: allora è l’Italia che deve cambiare, dobbiamo darci tutti una mossa.
E chi ha coraggio, ha cultura, i giovani, coloro che non hanno bisogno della politica per vivere, si mettano a disposizione al servizio della politica, affinché portino nella politica coraggio, senso del dovere, rettitudine, si mettano al servizio della giustizia e non si piegheranno ai ricatti e alle intimidazioni: se questo avviene non c’è bisogno di parlare di scomunica. Se nel cuore abbiamo queste belle idee – ha spiegato monsignor Bertolone – faremo bene il nostro lavoro e possiamo cambiare le cose».
In conclusione, non è mancata un’orgogliosa rivendicazione di monsignor Bertolone: «Il cammino di distinzione tra l’essere cristiani e seguire il Vangelo e appartenere alla mafia è stato ed è lungo, ma sfido chiunque a dire se c’è qualcun altro che ha parlato, operato, lavorato contro la ‘ndrangheta più della Chiesa negli ultimi 30 anno. Il mio libro, che non cade nel buonismo né nel giustizialismo, si pone in questa direzione di cambiamento dei costumi e di invito ad agire per il bene della società e a contribuire a creare una società migliore»

Corriere della Calabria

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