il Domani                                                           Mercoledì 10 Dicembre
 Catanzaro  provincia


Rivive dopo 252 anni il rito della "piramide di fuoco"


A Squillace, nonostante il maltempo, si è proceduto all’accensione del falò per la festa dell’Immacolata


SQUILLACE Dopo 252 anni si e rinnovato a Squillace il rito "Piramide di fuoco" o "Castello di fuoco" in onore della Madonna Immacolata. L'antica tradizione, che era scomparsa e di cui si ha notizia perchè riportata nelle cronache squillacesi del Settecento, è stata ripresa su iniziativa della Pro loco, nell'ambito del programma di rivalutazione e valorizzazione delle tradizioni popolari.
Sera di lunedì, dopo la funzione religiosa, piazza Duomo è stata illuminata dal falò, in ricordo del castello di fuoco. A causa del maltempo, non è stato possibile realizzare la cosiddetta "piramide", ma gli organizzatori hanno ugualmente proceduto all'accensione del fuoco intorno al quale si sono soffermati i fedeli all'uscita della celebrazione solenne in cattedrale, presieduta da mons. Raffaele Facciolo vicario generale della diocesi.
 La serata e proseguita con la degustazione dei prodotti tipici del periodo natalizio: zeppole, murinedhi, torroni, panettoni, vino bianco novello. Sugli stands della Pro loco è ricomparsa un'altra leccornia del passato: i cosiddetti " nataledhi ", grossi biscotti fatti a forma di bambolotto, che una volta costituivano il dono natalizio dei bambini. Al suono di chitarre e fisarmoniche, la gente ha potuto pregustare i sapori natalizi. Prima della celebrazione della messa in cattedrale, il sindaco di Squillace Guido Mantella ha deposto una corona di fiori davanti alla colonna con la statua dell’ Immacolata.
 «La festa in onore  dell’Immacolata -  racconta il presidente della Pro loco - era un appuntamento particolarmente importante per gli appartenenti alla Confraternita dell ‘Immacolata. La festa dell ‘8 dicembre era preceduta dalla celebrazione, per dodici mercoledì, della messa cantata. Venivano celebrati inoltre la novena e il triduo, sempre in maniera solenne.
La parte più impegnativa
- continua Mellace - era la costruzione della Piramide di fuoco, detta anche “castello” o “machina”, una poderosa costruzione in legno,collocata nella parte centrale della piazza. Era necessaria la costruzione di un andito per poter salire sulla pira­mide. Nella parte superiore veniva costruito un baldacchino, dove veniva collocate un quadro raffigurante la Madonna.
 La piramide veniva interamente ricoperta con carte e spesso si incaricava un pittore locale per l’ esecuzione di pitture di carattere religioso.
Tutt’intorno veniva illuminata da centinaia di candele e venivano fissate le girandole peri fuochi d’artificio in modo tale da renderla un vero castello di fuoco.
Per completare l ‘opera erano necessari otto giorni di lavoro che impegnavano decine di persone e una quantità enorme di legname».

Un tempo le celebrazioni religiose si svolgevano nella chiesa intitolata all’Immacolata ora chiusa al culto. Era fervente l’omonima Confraternita: chi vi aderiva doveva essere una persona di sani costumi morali e che seguiva scrupolosamente le regole della chiesa.
Ogni anno, la domenica successiva alla festa dell’ Immacolata, venivano eletti il padre spirituale, il priore, due assistenti, un maestro dei novizi, un tesoriere e un segretario. Quest’anno, dopo circa tre secoli, si e voluto riproporre l’antica tradizione, che purtroppo 1’inclemenza del tempo non ha premesso di rivivere appieno, ma che ha comunque consentito si rendere suggestiva la conclusione della festa dell’Immacolata.

               Salvatore Taverniti